Dieci anni dopo Lehman: prossima crisi, le pensioni

10 Settembre 2018, di Daniele Chicca

Dieci anni dopi le ore più tese della storia a Wall Street (il 15 settembre Lehman Brothers ha dichiarato ufficialmente bancarotta), un giornalista e commentatore di mercato del Financial Times dice di essere convinto che la prossima crisi non riguarderà il sistema finanziario, specialmente non quello statunitense, bensì “l’insidioso pericolo che i fondi pensione implodano, lasciando un’intera generazione senza soldi” con cui sostentare una volta usciti dal mercato del lavoro.

“Le banche americane sono le uniche società del mondo finanziario più sicure oggi di quanto non fosse allora”, scrive il Financial Times. “Hanno aumentato i livelli di capitale e il rischio di un collasso improvviso è minimo. Il problema è che per risolvere quel problema si sono dimenticati di ridurre altri rischi“.

Nell’ammettere di non aver riportato la manipolazione dei prezzi (con quella degli scambi di oro che si può considerare “la base delle manipolazioni di tutti i mercati”), perché “altrimenti il sistema finanziario avrebbe veramente rischiato di collassare”, dieci anni dopo il crac della banca d’affari americana John Authers, editorialista del Financial Times, racconta la verità su quei giorni di panico totale del 2008.

“I banchieri di alto profilo temevano per i loro risparmi. La differenza con Northern Rock (la prima banca inglese dopo 150 anni a fallire per colpa di una corsa agli sportelli) è che non sono state pubblicate foto di code agli sportelli, nonostante nel cuore finanziario di Manhattan il 17 settembre ci fosse in atto una “bank run” a Wall Street.

Ma nessuno ne dava un resoconto per paura di peggiorare la situazione. “Sarebbe stato come urlare ‘al fuoco, al fuoco’ in un cinema affollato, scrive Authers. La testimonianza del giornalista, che non ne ha mai discusso finora nelle pagine del giornale della City sinora, arriva con dieci anni di ritardo. Il motivo? Scongiurare che il sistema collassasse.

Dopo Lehman corsa sportelli dei leader di Wall Street

“Avevo tanti soldi nel mio conto in banca presso Citigroup. Avevo una somma che superava il limite assicurato dal fondo di garanzia depositi americano. Se la banca fosse fallita, un evento prima inconcepibile che invece in quel momento era diventato plausibile, avrei perso per sempre i miei soldi”, racconta Authers oggi, dieci anni dopo il crac di Lehman Brothers.

All’ora di pranzo Authers si è dunque recato a una filiale di Citi per prelevare metà dei suoi soldi e trasferirla in un altro conto corrente presso la banca Chase. “In quel modo potevo raddoppiare la quantità di risparmi assicurati”.

Mi trovavo a Manhattan, circondato da edifici di banche d’affari. Da Citi c’era una lunga fila di protagonisti di Wall Street vestiti bene. Stavano facendo la stessa cosa che facevo io”, ossia facevano la corsa per mettere al sicuro i propri risparmi. Nella porta della filiale di Chase a fianco, la stessa scena: “una lunga fila di banchieri in ansia“.

In pochi minuti sono riuscito a quadruplicare l’assicurazione sui miei depositi. Ora ero esposto ai rischi che presentavano gli Stati Uniti ma non più a una singola banca.

“Con un sorriso – racconta il giornalista – la bancaria mi ha spiegato che non ha fatto altro tutta la mattina. Né lei né la sua collega che lavorava da Chase avevano mai avuto questo tipo di richieste fino a quella settimana“.

In quegli attimi “facevo fatica a respirare correttamente: c’era una corsa agli sportelli in atto, nel cuore del quartiere finanziario di New York. Le persone nel panico erano banchieri di Wall Street che sapevano molto meglio di altri cosa stava avvenendo”.

Avrei potuto scattare delle foto di questi banchieri ben vestiti che facevano la coda per prelevare i loro soldi e lasciare una didascalia di accompagnamento per spiegare cosa stava avvenendo”, dice Authers.

Ma così facendo il reporter del Financial Times rischiava di mettere ancora più in pericolo il sistema finanziario e quindi i risparmi di milioni di cittadini. Dieci anni fa, con la crisi nella sua fase peggiore, “penso di aver fatto la cosa giusta, ma ora che è passato un decennio dalla crisi del 2008 sento il bisogno di parlarne” e svelare il segreto.