Deutsche Bank: cosa scatenerà la prossima crisi

19 Settembre 2017, di Daniele Chicca

Gli analisti di Deutsche Bank hanno pubblicato un’analisi approfondita sui fattori che scateneranno la prossima crisi finanziaria, ipotizzando anche il momento nel quale questa scoppierà e come il mondo potrebbe rispondere per non farsi travolgere. Sempre che a quel punto abbia ancora le armi per poter difendersi da un’altra ondata di turbolenze economiche e finanziarie dopo il contagio dei mutui subprime e il precipitare della situazione del debito sovrano europeo.

Un aspetto chiave delle statistiche raccolte nel metodo utilizzato dalla banca riguarda il prezzo che hanno raggiunto i titoli del mercato dei Bond e dell’azionario: il valore è il più alto di sempre. Il sistema post accordi di Bretton Woods rimane vulnerabile alle crisi finanziarie, secondo l’analista Jim Reid. basta fare una ricerca su Internet delle crisi passate per capire che la frequenza di esse è aumentata nell’ultimo periodo.

Il risultato dei calcoli effettuati e delle serie storiche analizzate indietro fino al 1800 da Reid e i suoi colleghi è che ci vorrebbe un alto grado di ottimismo per affermare che non ci saranno crisi a una cadenza regolare – come è avvenuto dagli Anni 70 a oggi. La crescita “quasi esponenziale” del sistema finanziario e “la sua liberalizzazione non ha fatto che incoraggiare tale trend”.

Ci sono alcune aree del sistema finanziario globale che si trovano su livelli che la banca tedesca – esposta, ricordiamolo, a una montagna di strumenti derivati rischiosi – considera “estremi”. I prezzi di molte classi di asset sono su livelli record e i bilanci delle banche centrali hanno raggiunto una mole incredibilmente rara. Idem per i debiti pubblici, mentre i tassi di interesse sono stati portati in molti casi ai minimi storici.  Preoccupa anche il sostegno crescente ai partiti populisti nel mondo.

Le crisi sono diventate sempre più probabili e sempre più grandi di natura. “Se dovesse scoppiare una crisi relativamente presto (diciamo nei prossimi due-tre anni), sarebbe difficile affermare, riguardando a tutte le variabili sopra citate, che non era possibile prevedere” tutti questi fattori di rischio.

Detto questo, le crisi hanno tradizionalmente anche una certa imprevedibilità e la prossima che scoppierà potrebbe facilmente contenere un elemento sorpresa, così come la tempistica con la quale si paleserà, secondo Deutsche Bank. Innanzitutto i periodi di crisi hanno spesso coinciso con livelli elevati di debito pubblico. È il caso attuale, con i debiti di Stati Uniti, Cina, Italia e altri grandi paesi mondiali che continuano a gonfiarsi.

Lo stesso discorso vale per i deficit di bilancio. Il debito dei governi del G7, il gruppo dei sette grandi del pianete, era più alto soltanto durante la Seconda Guerra Mondiale e prima degli Anni 70, ma i deficit di bilancio esistevano soltanto in periodi di conflitto. Ora sono un aspetto che esiste in maniera permanente.

“La rottura dal sistema aureo negli Anni 70, dopo secoli in cui il mondo ha adottato quel regime, e l’arrivo di un sistema della moneta a corso legale (“fiat currency“) ha incoraggiato la creazione di deficit di bilancio, l’ingrandimento dei debiti, la creazione di credito e le politiche ultra accomodanti, la formazione di squilibri finanziari ed economici, la de-regulation finanziaria e infine mercati molto più instabili”, si legge nel report.

Come si vede nel grafico qui sotto, che si basa sull’indicatore di crisi di Deutsche Bank, durante gli ultimi anni di choc finanziari le valute di molti paesi hanno subito svalutazioni massicce se misurate rispetto all’oro. Gli interventi salvifici a suon di droghe monetarie delle banche centrali hanno avuto effetti positivi sui valori nominali degli asset finanziari, ma hanno anche distorto i mercati finanziari.

A tal proposito, i contanti sono un asset molto meno sicuro da detenere oggi nel sistema attuale rispetto a un regime più stabile e meno propenso alle crisi finanziarie. Tuttavia, usare stimoli monetari per uscire dalle crisi e non lasciare come vorrebbe un sistema capitalistico ben funzionante, che la distruzione “creativa” prenda il sopravvento, rende nuove crisi più probabili.

Di fatto, spiega Deutsche Bank, “si rimanda il problema e lo si passa a un’altra parte del sistema finanziario globale, rendendo al contempo solitamente potenzialmente più grosso”. In un regime di moneta a corso legale, l’intervento o la creazione tramite moneta dovrebbe essere l’ultima spiaggia. In un mondo in cui domina lo standard aureo, invece, l’unico modo sicuro di aumentare il denaro in circolazione era creare nuovo oro, anziché moneta. In quel modo si evitava la formazione di bolle di asset.

Finché non verrà trovato un sistema più stabile e meno aleatorio, conclude Reid nel rapporto, “la probabilità che scoppino ben presto altre crisi rimarrà alta”, così come sarà grande la loro portata e il loro impatto.