Derivati Morgan Stanley: “rapporto asimmetrico” con il Tesoro

20 Febbraio 2017, di Alberto Battaglia

I magistrati contabili hanno chiarito i profili del caso Tesoro-Morgan Stanley, nell’ambito del quale l’erario ha subito un danno complessivo da 4,1 miliardi di euro per la chiusura anticipata di alcuni derivati sottoscritti con la banca americana, consentita da una clausola controversa di cui sembra che lo Stato non fosse a conoscenza. Donata Cabras, procuratore regionale del Lazio della Corte dei Conti, è intervenuta sulla questione nell’ambito della propria relazione per l’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017.

 

In merito alla “vicenda della chiusura anticipata e della contestuale ristrutturazione, intervenuta tra dicembre 2011 e gennaio 2012, di alcuni strumenti finanziari derivati, stipulati negli anni precedenti dallo Stato italiano (nello specifico dal Mef) con l’Istituto Morgan Stanley” la Procura ha denunciato “la mancata considerazione, in sede di rinegoziazione, di una clausola, unica nel suo genere (cosiddetta additional termination events), che rendeva di fatto tutti i contratti stipulati con la banca non idonei ad attuare le strategie finanziarie, perseguite e dichiarate dal Mef, di medio e soprattutto di lungo periodo, con la conseguenza che in tale situazione la parte pubblica – Mef – si sarebbe dovuta, quanto meno, astenere dallo stipulare altri contratti con quella specifica controparte, atteso che gli altri operatori finanziari non prevedevano una clausola del genere”.

 

I derivati in questione, di norma, sono uno strumento di cui lo Stato si serve per stabilizzare gli esborsi sui tassi del debito pubblico: a seconda di come questi ultimi si muovono nel tempo, il derivato può rivelarsi o meno un buon affare. Per i magistrati contabili, tuttavia, “alcuni dei contratti in derivati evidenziavano profili speculativi che li rendevano inidonei alla finalità di ristrutturazione del debito pubblico“. Inoltre “l’analisi dei contratti stipulati tra Stato italiano e banca americana ha evidenziato una profonda asimmetria tra le parti”, a favore della seconda. Questo anche perché Morgan Stanley oltre a fornire contrarre derivati col Tesoro è anche parte in causa nell’acquisto regolare delle emissioni di titoli di stato, cui derivano gli eventuali guadagni sui derivati stessi.

 

Nell’indagine della Corte, secondo quanto già emerso nei mesi scorsi sarebbero coinvolti, gli ex ministri Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, l’attuale responsabile del debito pubblico Maria Cannata e il direttore generale del Mef Vincenzo La Via.