Deflazione in 11 grandi città. In Italia si esce di meno dopo attentati Parigi

14 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Deflazione conclamata in undici tra le grandi città italiane. Nel mese di novembre sono scesi sotto lo zero i tassi annui di inflazione di Bologna (-0,7%), Padova- 0,4%, Catania e Palermo -0,3%. Giù anche i prezzi di Perugia, con un calo annuo -0,2%, così come nel caso di Cagliari, Bari e Verona, mentre la flessione è stata contenuta a -0,1%, a Modena, Aosta e Venezia.

Il numero delle grandi città in deflazione è aumentato, dal momento che a ottobre si parlava di sette casi.

I dati emergono dall’Istat, che in mattinata ha reso noto che il tasso di inflazione dell’Italia ha rallentato il passo a novembre, attestandosi su base annua allo 0,1%, rispetto al +0,3% di ottobre. A livello mensile è andata anche peggio, visto che l’indice dei prezzi al consumo è sceso a un tasso -0,4%.

Tra i responsabili dell’indebolimento dell’inflazione, sono stati in primis il settore alberghiero e della ristorazione, soprattutto a Milano, il cui ribasso dei prezzi, spiega l’Istat, è stato “marcato”. Il fenomeno si spiega con la fine dell’Expo a fine ottobre.

Riguardo al carrello della spesa, – dunque dei prezzi dei beni alimentari, e dei beni per la cura della persona e della casa – questi sono saliti su base annua a un tasso +1,3%. Anche in questo caso, rallentamento rispetto a ottobre, quando la crescita era stata +1,5%.

Secondo il Codacons, hanno inciso gli attentati di Parigi che hanno sconvolto il mondo, lo scorso 13 novembre. Così ha commentato Carlo Rienzi, presidente dell’associazione:

“L’effetto Parigi pesa in modo impressionante anche sulla nostra economia. Ristoranti e alberghi si sono infatti svuotati, come denunciato in prima istanza dal Codacons e come certificato oggi dall’Istat, che attribuisce il rallentamento dell’inflazione soprattutto ai servizi ricettivi e di ristorazione, fermi al +0,9% dal +2,1% del mese precedente. Proprio la modifica dei comportamenti economici dei cittadini ha influito negativamente sull’andamento dei prezzi di beni e servizi, portando ad un calo dei listini rispetto ad ottobre e ad una brusca frenata della crescita su base annua”.

Nel commentare i dati, Confesercenti ha affermato di credere che, a questo punto, anche nel 2015 il tasso di inflazione sarà vicino allo zero e inferiore a quello previsto dal Def (+0,3%):

“Un segnale delle persistenti difficoltà del mercato interno, che non saranno risolte dal Natale: secondo le nostre stime, infatti, la spesa delle famiglie nella prossima stagione festiva crescerà, ma appena dello 0,9%. Un aumento guidato dai pochi che possono spendere, visto che il 46% degli italiani, secondo il sondaggio condotto con Swg, segnala che anche quest’anno sarà costretto a risparmiare sui doni: una persona su tre prevede addirittura di dedicare ai regali un budget di massimo 100 euro.

La frenata dei prezzi “è influenzata da una serie di cause stagionali ed una tantum, come la fine dell’Expo ma anche il rischio terrorismo, fattori che hanno portato ad un abbassamento delle tariffe nella ricettività e nella ristorazione, ma complessivamente rispecchia la condizione di persistente debolezza del mercato interno e dei consumi. La cui ripresa, come ci confermano le oltre 20mila chiusure di attività commerciali avvenute nei primi otto mesi, che potrebbero diventare 30mila a fine anno, è ancora molto fragile”.

Confesercenti continua:

“Il rallentamento dell’inflazione è un dato preoccupante perché indica una situazione di incertezza della domanda interna, così come rimangono incerte anche le aspettative delle imprese sulla crescita dei consumi e sulle prospettive future dell’economia”.Si tratta di un contesto di stagnazione che “condividiamo con il resto dell’area Euro, e per uscire dal quale sono più che mai necessari nuovi interventi della Bce per portare l’inflazione verso gli obiettivi. Un impegno confermato anche oggi dal presidente Mario Draghi. In questo scenario, infatti, è altamente possibile che si riaffacci il rischio deflazione, scongiurato appena lo scorso anno ma purtroppo già tornato reale in undici grandi città e diverse regioni italiane”.

Proprio oggi Draghi, parlando al convegno dedicato ai 40 anni di Prometeia, a Bologna, ha affermato che “l’efficacia della nostra politica monetaria dimostra che la Bce dispone di tutti gli strumenti idonei a cogliere il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi e quindi a sostenere la domanda”, ribadendo la volonta e l’impegno della Bce di scongiurare il rischio di deflazione.

“Dobbiamo farlo e lo faremo”.