“Decreto shock” per rilanciare l’economia

11 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Finalmente il governo Letta si mette al lavoro e promette un “decreto del fare” prima del consiglio Europeo di fine giugno un “decreto-fare” che, insieme ad un disegno di legge, interverrà con misure fiscali, per l’occupazione, per la semplificazione, per le Pmi.

Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, al termine dell’incontro tra il governo e i capigruppo di maggioranza a palazzo Chigi.

Alla domanda se ci sarà anche lo stop dell’aumento Iva, Franceschini ha risposto: “C’è una scadenza che riguarda l’Imu che è il 31 di agosto, e c’è unascadenza più ravvicinata che riguarda l’Iva, il 30 giugno. Ma è ancora presto perchè servono risorse, non parole”.

Entro giugno il governo varerà un decreto legge con misure urgenti per la ripresa economica e un disegno di legge per le semplificazioni.

Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, nel suo intervento all’assemblea di Confartigianato. “Entro giugno – ha detto il ministro – vareremo un decreto legge con un piano di interventi urgenti per la ripresa dell’economia, per riattivare il circuito del credito, gli investimenti delle imprese, per tagliare i prezzi dell’energia e semplificare il quadro regolatorio”.

Sempre entro giugno sarà poi varato un ddl per “un più complesso ed articolato pacchetto di semplificazioni”.

“E’ stato un vertice positivo. Il Pdl ha chiesto al governo l’adozione di un decreto shock per rilanciare l’economia. Occorre detassare le assunzioni per i giovani, meno imposizione fiscale, più semplificazione e più attenzione per i problemi del Paese”.

Lo ha detto al Tg1 il presidente dei senatori Pdl, Renato Schifani, parlando del vertice governo-maggioranza tenutosi stamani a palazzo Chigi.

“Il provvedimento – aggiunge – deve arrivare subito per poterci presentare in Europa con le carte in regola e per chiedere meno gabbie”.

Il governo si appresta inoltre a varare un ‘decreto scavi’ che “ci permetterà di accelerare lo sviluppo di reti a banda larga e ultralarga nel paese, riducendo i tempi e i costi di sviluppo”. Lo ha annunciato il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Antonio Catricalà, in audizione alla Camera.

Per Catricalà si tratta di un testo che “darà ordine, uniformità e certezza di diritto agli operatori che investono nelle autostrade del futuro e che dovrà essere affiancato da un progetto a me caro: il catasto del sottosuolo. Si tratta di misure di semplificazione e ottimizzazione” coerenti con le richieste europee.

Renato Brunetta è tranchant: “L’aumento dell’Iva va evitato, e non basta il rinvio a dicembre che sarebbe un segnale negativo, va proprio cancellato. E le risorse vanno trovate”. Il governo è molto più cauto: “La priorità è il lavoro, e mentre sull’occupazione e sull’Imu abbiamo preso degli impegni in Parlamento, sullo stop all’Iva abbiamo sempre spiegato che è un auspicio: lo faremo se ci saranno le risorse”. Dopo il vertice tra il premier Enrico Letta e i capigruppo della sua maggioranza, si marcano le differenze su un tema che farà discutere da qui al 1 luglio, quando l’aumento di un punto dell’aliquota più alta dell’Iva entrerà in vigore. A meno che il governo non vari un decreto prima di quella data.

Un decreto comunque arriverà, Dario Franceschini lo ha già ribattezzato “decreto del fare”. Anche se il ‘cosa fare’ va ancora definito nei dettagli: arriverà entro la prossima settimana, comunque prima del vertice Ue del 27 e 28 giugno; conterrà sicuramente misure per la defiscalizzazione e la decontribuzione dei neoassunti, e sarà affiancato da provvedimenti per la semplificazione, per accelerare i tempi della giustizia civile, per le Pmi. Ma la grande incognita è appunto l’Iva.

I partiti, in particolare il Pdl ma anche il Pd, spingono per decretare il blocco dell’aumento, il governo per ora mostra cautela: “E’ molto complicato, ma c’è ancora tempo. Ci prenderemo tutto il margine da qui al 30 giugno”, spiegano da palazzo Chigi, da dove tengono a sottolineare prima di tutto che l’aumento è stato deciso dai governi precedenti, e poi che se l’aumento scattasse “non sarebbe una violazione degli impegni presi con il Parlamento”. Dove invece il governo si è impegnato a incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro e a rimodulare l’Imu.

Certo, “è un auspicio condiviso quello di evitare l’aumento, ma a patto di trovare le coperture: bisogna fare i conti con la realtà, sapere che le risorse sono limitate, e che se si mettono sull’Iva si tolgono da qualche altra parte”.

E allora restano in piedi tutte le ipotesi: lo stop all’aumento, il suo rinvio per sei mesi o forse anche solo per tre, oppure e soprattutto il riordino delle agevolazioni Iva e dunque la rimodulazione delle aliquote sulle diverse tipologie di beni.

Quanto alle posizioni dei partiti, nessun dramma a palazzo Chigi: “Normale dialettica, normale tattica di posizionamento”. Anche dopo le ulteriori dichiarazioni di Brunetta, che ha parlato di “inaccettabile balletto di incertezza”.