Decreto dignità: giallo posti di lavoro persi. Scontro Boeri-governo

16 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

E’ scontro tra il governo e il numero uno dell’Inps Tito Boeri. Il tutto per colpa del decreto dignità che oggi sbarca in Parlamento, sottoposto all’esame delle commissioni Lavoro e Finanze della Camera con l’obiettivo di portarlo in aula a Montecitorio il 24 luglio per votarlo entro la fine del mese.

Tante le novità che introduce e tante le critiche che ha incassato, da quasi tutte le categorie produttive. Ma è sui numeri che si accende una polemica altissima che ha portato ad un vero e proprio scontro istituzionale sfociato nella richiesta di dimissioni all’indirizzo di Boeri.

Ma ricapitoliamo i fatti per ordine. Il decreto dignità è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale insieme ad una relazione tecnica con la stima di 8mila posti di lavoro persi all’anno. Tanto è bastato per far gridare al complotto l’esecutivo. Ieri mattina in un comunicato congiunto il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro dell’economia Giovanni Tria hanno dato la colpa di questa stima ad una manina che si è intrufolata che sta cercando di sabotare la legge-simbolo del M5s, Nessuna accusa contro il Mef né contro la Ragioneria ma si scarica tutta la responsabilità sull’Inps.

“Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio non ha mai accusato né il ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al decreto dignità. Certamente, però, bisogna capire da dove provenga quella ‘manina’ che, si ribadisce, non va ricercata nell’ambito del Mef (.-..) “in merito alla relazione tecnica che accompagna il Dl Dignità, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.

Immediata la replica del diretto interessato Tito Boeri che parla di negazionismo economico:

“È un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica. Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione ‘priva di basi scientifiche’ e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps. Quanto al merito siamo al negazionismo economico”.

Anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, da sempre ostile a Boeri, incalza e chiede le dimissioni di Boeri.

“Il presidente dell’Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione. In un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti”.

In serata Luigi Di Maio tenta di placare gli animi ma non nasconde la sua insofferenza verso il presidente dell’Inps che più volte ha dimostrato di non essere in linea con le scelte di questo governo.

“Non possiamo rimuovere Boeri ora, quando scadrà terremo conto che è un presidente dell’Inps che non è minimamente in linea con le idee del governo, non perché il presidente dell’Inps la debba pensare come noi, ma perché noi vogliamo fare quota 100, quota 41, la revisione della legge Fornero, l’Inps ci deve fornire i dati, non un’opinione contrastante. I soldi per fare queste cose li troveremo”.

Coro di critiche al govenro per la sua condotta nel caso Boeri. Tra queste Unimpresa, l’associazione che rappresenta la micro-imprenditoria:

  1. “Il ministro Luigi Di Maio ha mosso una accusa gravissima, senza precedenti: deve immediatamente chiarire chi, a suo giudizio e secondo le informazioni in suo possesso, ha modificato la relazione tecnica al decreto dignità, inserendo informazioni false.