Decarbonizzazione dell’economia, fino al traguardo “net zero”

18 Maggio 2021, di Lorenzo Manusardi

Decarbonizzazione dell’economia, fino al traguardo “net zero”

L’uso di tecnologie e in particolare delle tecnologie digitali, come per esempio quella relativa alle cripto valute o alla blockchain, ha conseguenze pesanti per l’ambiente dato l’ingente consumo energetico che richiede per quella che viene definita la “mining” di una cripto valuta.
Il termine “mining” indica il complesso processo informatico necessario a computer addetti allo scopo, per la creazione di moneta virtuale e per il suo scambio. Il “caso” è esploso in tutta la sua evidenza nei giorni scorsi quando una serie di tweet del fondatore di Tesla Elon Musk, circa l’impatto che le cripto valuta avrebbero sull’ambiente ha affossato le valutazioni del Bitcoin e dato il via a una questione che si allarga a tutto il mondo  fintech e alle aziende ad alto impiego di tecnologia.
Musk ha ribadito come sia giunta l’ora di una carbon tax e come le criptovalute non possano determinare un massiccio aumento nell’uso dei combustibili fossili, soprattutto di carbone.

Consumi, ricchezza, energia

Tutto sembra ruotare intorno a questi tre principi economici che sembrano davvero irrinunciabili per un aumento dei Pil e quindi del progresso in genere. Se nell’equazione inseriamo anche la necessità di una transizione ecologica che abbia l’obiettivo di portare l’innovazione ad abbassare (se non eliminare) la parte inquinante nei processi produttivi, i conti al momento non tornano.
La domanda iniziale è infatti se possiamo ridurre i consumi. Se vogliamo continuare a correlare la crescita dei Pil nazionali ai consumi, allora la risposta è certamente no. E più ricchezza, significa più energia da impiegare. Cosa possiamo fare allora? L’unica strada sembra essere quella delle fonti da utilizzare in questi processi di grande dispendio energetico, che devono essere rinnovabili e sostenibili. Non sono i consumi che devono quindi essere ridotti, ma la sostenibilità dell’energia necessaria a crearli che deve essere aumentata.

Le criptovalute più virtuose

Come detto, le parole di Musk hanno sollevato il problema specificatamente nell’ambito delle cripto valute. Ma il magnate americano non ha abbandonato il settore in modo definitivo, quanto invece ha focalizzato l’interesse su quanto consumano e che forma di energia (fossile o rinnovabile) utilizzano. Ebbene il panorama sta cambiando molto velocemente.
Perché se è vero che Bitcoin tra le cripro valute è attualmente quella che consuma di più, è anche vero che per andare incontro alle esigenze green, ha deciso di spostare il grosso della propria “mining” da Paesi come la Cina, dove è predominante l’uso di combustibili fossili, a Paesi come Islanda, Norvegia, Canada dove invece si spinge su energie è più economiche, sostenibili e rinnovabili. Esiste dunque la possibilità di avere cripto valute davvero green? Vediamo una panoramica. Etehreum (la seconda valuta per importanza dopo Bitcoin) ha un rapporto energia/transazione che è meno della metà della rivale.
CureCoin sfrutta la condivisione dei software e punta sull’uso di energia pulita.
Solarcoin è strettamente legato alla produzione di energia solare e crea 1 token per ogni Megawatt/ora generato tramite energia solare, ripagando così gli impianti.
Infine, i BitGreen, che usano procedure fortemente finalizzate a un minor consumo energetico, oltre a ripagare gli utenti per le loro azioni ecologiche che vanno dal carpooling agli acquisti sostenibili.

Decarbonizzazione  dei portafogli e “net zero“

L’impatto del “mining” di cripto valute non è il solo problema della nuova economia nel rapporto con l’ambiente (per dare un’idea, il solo “mining” dei Bitcoin, se corrispondesse a una nazione, sarebbe al ventinovesimo posto nella classifica dei paesi più inquinanti).
La questione è molto sentita e tenuta sotto osservazione da governi e aziende ad alto tasso di innovazione, che sono impegnati nella transizione energetica, nella ESG, o nella economia circolare.
L’obiettivo è per tutti un grado di emissione definito “net zero” (coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi): ma il percorso non è così facile. Per raggiungere questo obiettivo, che viene tradotto come impedire l’innalzamento della temperatura del pianeta di 1,5° C entro il 2050, si dovranno ridurre le emissioni di GHGs (gas a effetto serra) della metà, entro il 2030 (oggi siamo orientati solo su un obiettivo di 3° C): un traguardo molto sfidante che coinvolge molti player e molti interessi.
Investire in modo sostenibile è infatti ancora molto complicato per gli investitori, visto che mancano standard e definizioni comuni, e che le conoscenze e i dati condivisi circa i percorsi di decarbonizzazione specifici, sia di singoli settori che delle rispettive aree geografiche, sono ancora poco chiari.
Da parte degli investitori l’attenzione a portafogli che si relazionano ad aziende sempre più decarbonizzate è invece sempre più alta. Di recente, la divisione di gestione patrimoniale svizzera Lombard Odier Investment Managers ha creato uno strumento specifico dedicato alla misurazione di questi parametri: si chiama LOPTA (Lombard Odier Portfolio Temperature Alignment) e permette di analizzare strategicamente le traiettorie climatiche delle aziende in tutti i portafogli.
È fondamentale poter disporre di strumenti analitici come questo in grado di misurare in modo trasparente l’allineamento di un portafoglio alle tematiche climatiche e alle aziende meglio posizionate in questo senso. E di poter quindi stabilire se tale portafoglio sia in linea con un’economia “net zero”.

In Lombard Odier siamo in grado di riportare un unico dato trasparente – Portfolio Temperature Alignment – fornendo informazioni complete e dettagliate sulla complessa analisi dei percorsi delle aziende verso la decarbonizzazione, nonché sull’interazione fra le traiettorie dei diversi settori, le aree geografiche e i costi di abbattimento. Siamo convinti che nessun altro provider di dati offra oggi questo livello di granularità o una metodologia trasparente che possa essere completamente rettificata in funzione dei presupposti dei diversi percorsi” concludono da LOIM.

La sfida verso la de carbonizzazione e il “net zero” è dunque appena cominciata, ma sono molti gli interessi che spingono a trovare soluzioni sostenibili a questa nuova economia, che offre così tante prospettive di sviluppo, ma che ancora deve trovare una maturità per il pianeta del futuro.