Decadenza Berlusconi: il nodo del voto segreto. Lo salveranno?

29 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La Giunta per il Regolamento del Senato deciderà oggi se il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore avverrà in modo palese o segreto. Sulla decisione pesa la scelta che farà Linda Lanzillotta.

Interpellata telefonicamente, la senatrice di Scelta Civica ha spiegato: “Deciderò in base alla discussione in Giunta. Sto studiando il dossier, ma credo veramente che le Giunte debbano decidere sulla base degli elementi che emergono e con l’onestà intellettuale dei componenti”.

Dunque “dire oggi un’opinione che può essere assolutamente modificata sulla base della discussione credo sia scorretto. E’ una questione che deve invece emergere da un’analisi approfondita del merito, dei precedenti e dell’interpretazione delle norme”. E ogni caso: “Sono contraria alle leggi ad personam – dichiara – ma anche a quelle contra personam“.

Intanto nel Pdl è guerra fredda. Si parlano: non dovrebbe essere una notizia, ma lo è. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano tentano di superare la rottura sancita dall’Ufficio di presidenza che ha decretato il ritorno a Forza Italia.

Se si tratta di pura strategia o di mozione degli affetti, saranno i prossimi giorni a dirlo. Anzi, un giorno in particolare: quello in cui il Senato sarà chiamato a votare la decadenza del Cavaliere. Perché lo spartiacque resta sempre quello e così la domanda che si porta dietro: cosa farà Alfano se il Pd confermerà il suo voto a favore? Lascerà il governo o rimarrà con quelli che l’ex premier considera i suoi “carnefici”?

E’ questo, in fondo, l’unico atto di fedeltà di fronte al quale Berlusconi non sembra disposto ad arretrare. Ed è forse anche in questa logica che, dopo l’ira funesta materializzatasi con l’azzeramento delle cariche del Pdl, nelle ultime ore i toni sono diventati più soft e l’invito all’ “unità” si è fatto più pressante.

Non che il “tradimento” del 2 ottobre in Senato sia stato digerito, ma il Cavaliere continua a fare una distinzione tra Alfano e gli altri ministri.

Il dato di fatto, comunque, è che il (quasi ex) segretario del Pdl minimizza lo scontro, nega che ci sia mai stata alcuna ipotesi di scissione o una raccolta di firme dei sedicenti “innovatori” e giura e spergiura che l’unico leader del centrodestra è Silvio Berlusconi.

Una mossa che appare come un dietrofront, ma che dall’ala dei lealisti viene letta in una duplice chiave: da una parte sarebbe la dimostrazione che nella “conta” interna in vista del Consiglio nazionale i numeri si sarebbero rivelati esigui, dall’altra come un modo per prendere tempo.

La speranza di Alfano – spiegano – sarebbe quella di riprovare a giocare la partita interna all’approssimarsi della decadenza quando il leader sarà con un passo fuori dal Parlamento. Ed è anche per questo che la fazione dei falchi preme perché l’assise che dovrà decretare il ritorno a Forza Italia si celebri molto prima dell’8 dicembre (e quindi del voto sulla decadenza).

Di fatto, lo strappo interno sembra per il momento rimandato. Di certo il vice premier non ha voglia di dare l’impressione che quella in corso nel partito sia una mera lotta di poltrone. E allo stesso tempo cerca di sminare un terreno fertile di scontro come potrebbe essere quello della legge di stabilità: l’incontro con il premier Letta e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ne sarebbe la dimostrazione.

Le due anime del partito comunque restano distanti. E anche l’agitare il nome di Marina come successore del Cavaliere, per il momento, è più che altro parte della guerra di posizione. L’interessata nega. La sorella, Barbara, nega.

L’amico di sempre, Fedele Confalonieri, si augura che né una né l’altra vengano attratte nel gorgo. L’ipotesi non sarebbe tuttavia campata in aria, ma molto potrebbe dipendere – viene spiegato – dai tempi del voto.

Se si andasse a elezioni nella primavera del 2014 e il Cavaliere non potesse ricandidarsi, il nome della primogenita potrebbe essere speso più agevolmente. Una prospettiva di governo che arrivasse fino al 2015, invece, porterebbe con sé troppe variabili ancora tutte da valutare. Molto dipenderà dal voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi e da ciò che faranno i filo governativi se gli venisse chiesto l’atto di fedeltà. (TMNEWS)