Il debito societario torna ai livelli del 2008 (e quello pubblico non scende)

17 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

Il livello del debito societario globale è tornato agli stessi livelli del 2008, quando di lì a poco la bolla finanziaria trascinò il mondo nella peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione. Lo scrivono il vice-responsabile del dipartimento Affari fiscali del Fmi, Marialuz Moreno Badia e l’economista senior Paolo Dudine. Il debito contratto dalle aziende può riguardare molto da vicino il destino dell’economia, soprattutto nel caso in cui una recessione dovesse innescare una catena di fallimenti aziendali, con aspre conseguenze sociali.

Rispetto al 2008, però, ci sono alcune differenze notevoli. La buona notizia è che le famiglie risultano meno indebitate di allora (nel 2008 furono proprio i mutui contratti da queste ultime a innescare la crisi). Quella cattiva è che i debiti pubblici sono assai più elevati rispetto ai tempi pre-crisi: un peso ereditato dalle politiche fiscali espansive servite a ridare slancio all’economia dopo la crisi del 2008. In un terzo dei Paesi il rapporto debito pubblico/Pil è superiore di 30 punti rispetto ai livelli del 2008; un fenomeno particolarmente grave nei mercati emergenti, ove “il rapporto medio sul Pil è cresciuto a livelli paragonabili a quelli delle crisi di metà anni ’80 e ’90”.

Il livello di debito complessivo

Nel 2018 il debito combinato pubblico+privato ha raggiunto quota 188mila miliardi di dollari, 3mila miliardi in più rispetto all’anno precedente.

“Nelle economie avanzate”, scrive il Fmi, “il rapporto medio sul Pil del debito è diminuito, ma non vi è alcun chiaro segnale di una spinta significativa verso la riduzione. Nelle economie emergenti e nei paesi in via di sviluppo a basso reddito, il rapporto debito/Pil è aumentato ulteriormente. In particolare, il rapporto debito/Pil totale [pubblico+privato] della Cina ha raggiunto il 258% del Pil alla fine del 2018, lo stesso degli Stati Uniti e si avvicinava alla media delle economie avanzate, che era del 265 percento”.

 

Aziende troppo indebitate, le conseguenze

“Un aspetto comune osservato tra le diverse economie principali è l’uso crescente del debito per l’assunzione di rischi finanziari per finanziare la distribuzione di dividendi, riacquisto di azioni, fusioni e acquisizioni”, scrivono gli autori del Fondo monetario, “ciò potrebbe amplificare gli shock se le aziende fallissero o decidessero di ridurre il loro debito tagliando gli investimenti o licenziando i lavoratori”.

“Livelli eccessivi di debito privato aumentano la vulnerabilità agli shock e potrebbero portare a un processo di riduzione del debito brusco e costoso”, proseguono gli autori, “ma la riduzione del debito nel settore privato può anche, a sua volta, diventare un peso per un settore pubblico già fortemente indebitato, qualora si verificasse un calo della produzione… E’ quindi importante ridurre tali vulnerabilità prima del prossimo shock avverso”.