De Falco: “M5s spostato a destra indubitabilmente”

2 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Contrariati dai continui compromessi fatti dal M5s per tenere in piedi l’alleanza di governo con la Lega i dissidenti del Movimento hanno dovuto, come molti avevano temuto, lasciare quella casa un tempo guidata dall’etica dell’uno vale uno. Il blog del M5s lo aveva annunciato il 31 dicembre: i parlamentari Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, oltre a due eurodeputati (Giulia Moi e Marco Valli) sono fuori dal partito. Restano in corso i procedimenti contro Paola Nugnes e Elena Fattori, mentre il senatore Lello Ciampolillo se l’è cavata con un richiamo.

“Ho solo la colpa di aver espresso opinioni sgradite ai vertici”, ha detto De Falco, il più noto dei dissidenti espulsi dal M5s, “quello nei miei confronti è un provvedimento sgangherato, abnorme e incostituzionale”, ha fatto sapere in un’intervista rilasciata al Messaggero.

Contrario al dl Sicurezza, di marca salviniana, così come alla Legge di Bilancio, ritenuta invotabile a ‘scatola chiusa’, De Falco ha affermato che il “M5s si è spostato a destra” in modo “indubitabile” in quanto “tra il programma sottoposto ai nostri elettori e quanto fatto al governo c’ è una distanza enorme”.

 

L’esperienza di De Falco e degli altri espulsi, però, svelerebbe soprattutto i limiti nel confronto interno al M5s. “Non ci sono solo problemi di merito, ma anche di metodo”, ha detto l’uomo divenuto celebre per il suo confronto con il comandante Schettino, “chiediamo l’istituzione di un organismo intermedio attraverso il quale confrontarci sin da maggio. Ma non è mai nato”. Poi, l’affondo finale: “Visto da fuori il M5s sembrava aperto al confronto. Ma visto da dentro non è un luogo di discussione democratica. È troppo verticistico: non si discute di niente, si esegue e basta”.