Dazi: Usa-Cina, un buco nell’acqua. La richiesta di Trump che irrita Pechino

4 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

PECHINO (WSI) –  Dopo aver concesso una proroga di circa un mese ai paesi dell’Unione europea che saranno così esentati dai dazi imposti su acciaio e alluminio dal Presidente Donald Trump, il negoziato in atto con Pechino non si è ancora concluso.

Ieri e oggi una delegazione statunitense è volata a Pechino per incontrare la controparte cinese e intavolare le trattative sull’imposizione dei dazi tra i rispettivi paesi. Ma alla fine gli incontri sono conclusi con un nulla di fatti.

Le parti hanno raggiunto un’intesa su alcuni punti – non specificando quali – mentre su altri restano forti disaccordi. A dirlo l’agenzia di stampa cinese Xinhu secondo cui Cina e Stati Uniti vogliono creare un meccanismo di lavoro per comunicare più strettamente. La delegazione statunitense, guidata dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin, è arrivata a Pechino con un documento di lavoro molto aggressivo con tante richieste tra cui l’aggiornamento della lista di settori dove sono vietati gli investimenti stranieri, una diminuzione del surplus commerciale per i prossimi due anni, la diminuzione delle tariffe, l’apertura del mercato dei servizi.

Porgendolo ai cinesi, Mnuchin e la sua squadra avrebbero specificato che si trattava solo di un documento di lavoro, non di una bozza di trattato ma la Cina, stando alle indiscrezioni, avrebbe respinto al mittente eventuali proposte irricevibili, soprattutto nella parte in cui gli Stati Uniti hanno chiesto alla Cina di ridurre il suo surplus commerciale nei confronti di Washington di 200 miliardi di dollari entro il 2020. Un dettaglio, che rende difficile un’intesa e che è emerso da un documento trovato dall’agenzia di stampa Bloomberg e dal Financial Times.