Davos, al WEF misure anti terrorismo e incognita Trump

22 Gennaio 2018, di Mariangela Tessa

Parte in salita la 48esima edizione del World Economic Forum, il più scottante del decennio, in calendario da domani fino a venerdì a Davos. Ci sono quasi tre metri di neve ad attendere delegati, politici e manager che già oggi stanno arrivando sulle alpi svizzere. Incerti i tempi d’arrivo, con il rischio valanghe lungo la strada da Zurigo, incerta ora persino la partecipazione di Trump a causa dello ‘shutdown’ al bilancio Usa.

C’è anche il pericolo di un attentato terroristico e per questo è stato rafforzato il budget per la sicurezza, che già l’anno scorso era stato aumentato di un milione di franchi, a 9 milioni, rispetto all’anno prima. Saranno dispiegati soldati e cecchini, i quali avranno l’incarico di pattugliare le strade e i posti di controllo in tutta la città. Il World Economic Forum ha fatto sapere che garantire la sicurezza durante i quattro giorni dell’evento di Davos è fondamentale.

Assicurare che 2.500 politici, dirigenti d’azienda ed economisti di alto profilo siano in salvo non è mai facile, ma quest’anno il compito è resto ancora più difficile dalle presenza a Davos di 70 capi di Stato o governo, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, Paolo Gentiloni e il già citato Donald Trump, l’invitato più attesto e controverso, che dovrebbe partecipare a ai lavori il 25 gennaio. In totale sono oltre 3mila gli invitati. Per l’Italia saranno presenti, oltre al premier Gentiloni, a manager e altri imprenditori di punta, anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Al centro delle discussioni di Davos, le sfide mondiali ma anche gli affari economici. L’accordo nordamericano di libero scambio – che collega Stati Uniti, Canada e Messico -, per esempio, è stato inizialmente proposto in una riunione informale per i leader politici a Davos. Ogni anno, inoltre, si affronta un argomento diverso e in quest’edizione si parla di ‘Creating a Shared Future in a Fractured World’, cioè di “come creare un futuro condiviso in un mondo fratturato”. Oltre 400 i panel in programma nel corso dei quali verranno affrontati i temi più disparati: dalla cybersecurity all’ambiente, passando anche dal sociale.

Passando agli invitati, tra i politici di primo piano, oltre Trump, quest’anno ci sono il Primo ministro britannico Theresa May, il presidente afgano Mohammad Ashraf Ghani, il presidente ucraino Petro Poroshenko, il presidente della Columbia, Juan Manuel Santos, il primo ministro pakistano, Muhammad Nawaz Sharif, il presidente sudafricano, Jacob Zuma, e il presidente cinese, Xi Jinping.

A loro, si uniscono i manager delle più importanti aziende internazionali che saranno presenti tra gli oltre 3mila nomi. Tra loro il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Roberto Azevedo. Ma anche il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Tra gli assenti degni di nota, sempre in quest’edizione, figurano la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e l’ex presidente francese, Francois Hollande.

Sono nella lista degli invitati a Davos gli italiani Emma Marcegaglia, presidente di Eni, Claudio Descalzi, Ceo di Eni, Alberto Nagel, AD di Mediobanca, Francesco Starace, AD di Enel, Carlo Messina, top manager di Intesa Sanpaolo, Claudio Costamagna presidente di Cdp, Fabio Gallia, AD di Cdp, Davide Serra di Algebris, Philippe Donnet, AD di Generali, Carlo Cimbri, AD di Unipol, Mario Greco, AD di Zurich, Vittorio Colao ad di Vodafone, Andrea Illy presidente di Illy Caffé, Nerio Alessandri presidente di Technogym e Paolo Merloni presidente di Ariston Thermo.