Datagate: giochi e App ideati per spiarci

28 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Quando un possessore di smartphone apre la app Angry Birds e con la sua fionda virtuale si prepara a lanciare uccelli arrabbiati contro maialini verdi, gli 007 americani e britannici si preparano invece a succhiare i suoi dati personali: età e genere, per cominciare.

A rivelarlo sono alcuni documenti ex segreti distribuiti da Edward Snowden al Guardian, al New York Times e a ProPublica secondo cui, dal 2007, la NSA (National Security Agency) e il suo gemello britannico GCHQ (Government Communications Headquarters) avrebbero sfruttato a loro vantaggio la corsa allo smartphone. Più evoluto è il modello, infatti, più è elevato il numero di dati che si può immagazzinare.

A decidere quali informazioni siano visibili utilizzando una app, invece, sono gli sviluppatori o comunque la compagnia che la distribuisce. Angry Birds – che di dati ne potrebbe fornire molti e che è stato scaricato quasi 2 miliardi di volte – è di Rovio che ha fatto sapere di non essere a conoscenza di estrazione di dati dalla sua app e di non avere avuto nessun tipo di rapporto con la NSA o il GCHQ.

Ancora di più si può fare con Facebook, Twitter, LinkedIn e Flickr: se un utente carica una foto scattata con il cellulare su uno di questi social network, l’intelligence ha fatto bingo. Anzi, per dirlo con l’NSA, hanno trovato una pepita d’oro – “pepita d’oro”, è proprio l’espressione che si legge in una slide dell’agenzia americana. Appena dopo il caricamento, per uno spazio di tempo limitato ma sufficiente ad operare, si può scoprire tutto: rubrica dei contatti, amici, esatta posizione geografica e tutto quello che l’ignaro utente ha postato, dalle preferenze sessuali agli hobby dei figli.

Dati che poi vanno sommati e incrociati a quelli raccolti con canali diversi. Quelli di Google Maps, ad esempio. Un sistema talmente efficace che, in un documento, l’agenzia inglese scrive: “Praticamente chiunque usi Google Maps da uno smartphone lavora come supporto al sistema del GCHQ”. Rispetto ai dati che si possono ottenere monitorando il web, il cellulare – dove sono state caricate milioni di informazioni e che aggiunge il fattore “in tempo reale” della geolocalizzazione – è un enorme passo avanti.

Per l’intelligence poter accedere a questo tipo di informazione è una priorità assoluta: la NSA – secondo i documenti di Snowden – per controllare i cellulari avrebbe speso 1,2 miliardi di dollari. E’ noto, infatti, come le organizzazioni di terroristi usino gli smarphone per coordinarsi e scatenare offfensive nelle zone di guerra. Quello che dai documenti non si evince è quanto questa “estrazione di dati” venga fatta in modo routinario. La NSA ha fatto sapere di controllare solo “validi obiettivi stranieri” (“valid foreign target”) e di non profilare contro la legge nessun cittadino americano.

Il GCHQ, per spiegare gli strumenti che permettono di accedere ai dati di uno smartphone – in una presentazione non più segreta – va a ripescare i Puffi. E così Puffo Impiccione diventa il sistema per ascoltare le conversazioni telefoniche tramite il microfono integrato, Puffo Segugio è il geolocalizzatore, Puffo Sognatore è quello che permette di attivare un telefono apparentemente spento e Puffo Paranoico è il sistema per rendersi non rintracciabili. Interrogati, i vertici del GCHQ non hanno voluto commentare nessun programma specifico ma hanno ribadito che agiscono entro i limiti di legge.
(RaiNews24)