Dalla Cina: “Nati i primi bimbi geneticamente modificati”

27 Novembre 2018, di Alberto Battaglia

Un ricercatore cinese ha affermato, senza ancora una verifica condotta studiosi terzi, di aver ottenuto la nascita dei primi bambini geneticamente modificati. L’uomo, He Jiankui di Shenzhen, ha riferito la notizia in anteprima all’agenzia Associated Press, in vista di una conferenza sull’editing genetico si sarebbe aperta a ridosso della pubblicazione, il 27 novembre, ad Hong Kong.

 

Se confermata, la notizia avrebbe un importante valore storico, oltre che varie implicazioni di tipo etico. Secondo quanto riferito da He, la sperimentazione sarebbe avvenuta sugli embrioni di sette coppie umane durante i trattamenti di fertilità. Dall’unica gravidanza giunta a termine sarebbero nate due gemelle. Una di queste, tramite lo strumento di modifica Crispr, avrebbe acquisito il raro tratto genetico che dà l’immunità alle infezioni del virus Hiv, responsabile dell’Aids (il gene Ccr5).

I partecipanti allo studio non sono esperti di etica, ha affermato il ricercatore, ma “sono le maggiori autorità su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato perché è la loro vita in prima linea”, ha riferito alla Ap, “credo che questo aiuterà le famiglie e i loro figli”. Se la modifica del DNA causerà effetti collaterali o danni indesiderati, “proverò il loro stesso dolore e sarà mia la responsabilità”. I soggetti coinvolti sono rimasti anonimi per ragioni di riservatezza.

Ma vari commenti da parte dei colleghi della comunità scientifica hanno tradito un certo biasimo su questo esperimento: “A mio parere la correzione del Dna sugli embrioni, per essere moralmente ed eticamente accettabile, deve essere finalizzata in maniera precisa e accurata a guarire la gente”, ha commentato al Sole 24 Ore il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata, qui “se lo scopo è evitare la trasmissione del virus [Hiv] al feto, perché gli embrioni sono di coppie sieropositive, ci sono almeno 4 farmaci diversi che possono già evitarlo”.
In altre parole, una sperimentazione di questo tipo sarebbe contraria all’etica in quanto la guarigione del paziente non è il bene superiore ricercato, ma lo è piuttosto la semplice dimostrazione che essa può avvenire in una modalità mai tentata prima.