Dal 2018 donne andranno in pensione come gli uomini a 66 anni e sette mesi

7 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Una parità non esattamente vantaggiosa per le donne. A gennaio scatta l’unificazione dell’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne con l’aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi.

Un record quello italiano nel trattamento pensionistico delle donne, che non ha paragoni in Europa. L’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà infatti la più alta nel Vecchio Continente e il divario si accrescerà nei prossimi anni con l’adeguamento dell’età di vecchiaia all’aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019.

Il governo ha rimesso dunque nel cassetto tutti i progetti che cercavano di rendere più accessibili le pensioni rosa, in particolare la possibilità di allargare l’Ape social, l’anticipo pensionistico di tre anni, ad alcune categorie di lavoratrici.

Nella gran parte dei paesi europei l’età per la pensione di vecchiaia è fissata intorno ai 65 anni con aumenti  previsti a 67 anni in Germania nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.

Nel 2018 aumenterà anche l’età di accesso alla pensione di vecchiaia delle lavoratrici autonome (adesso fissata a 66 anni e un mese) mentre quella delle dipendenti pubbliche, come quella dei lavoratori uomini resterà fissata a 66 anni e sette mesi in attesa dell’incremento legato alla speranza di vita previsto per il 2019.

Oggi intanto, nell’incontro tra Governo e sindacati previsto nel pomeriggio al ministero del Lavoro si parlerà anche dell’accesso alla pensione per le donne, con la richiesta delle organizzazioni sindacali di eliminare le disparità di genere e di tenere conto della maternità e del lavoro di cura prestato dalle lavoratrici.