Da riforma banche popolari risparmi per 1 miliardo. Le fusioni più probabili

29 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Operazioni di fusioni e acquisizioni tra le banche popolari italiane potrebbero garantire risparmi per un miliardo di euro. A riportare la stima, è uno studio di Boston Consulting, insieme a Bernstein, su quelle che sarebbero le conseguenze della riforma del settore. Una riforma che incassa la fiducia sia di Bcg che di Bernstein.

A loro avviso le undici banche popolari coinvolte nel processo di trasformazione in Spa assisteranno anche a un aumento della redditività operativa, che salirà dal -4,1% dello scorso anno a +10,5%, beneficiando proprio del consolidamento del settore, e senza considerare l’ipotesi della creazione di una bad bank.

A essere esaminate sono anche le operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) considerate più probabili. Tre riscuotono il consenso degli investitori: Ubi-Mps; Banco Popolare-Banca Popolare di Milano; Veneto Banca-Popolare di Vicenza (con una possibile variante costituita da Bpm-Bper e in un secondo momento Carige).

Una fusione tra Ubi e e Montepaschi di Siena darebbe il via a un campione nazionale. La banca oggetto della fusione sarebbe tra le prime tre banche di quasi tutte le Regioni in Italia: si stimano sinergie da costi operativi di 450-500 milioni (con sovrapposizioni di sportelli per circa 500 filiali, in particolare al sud).

Nel caso delle nozze tra Banco Popolare e Bpm, si assisterebbe alla creazione di un leader in regioni molto attrattive, con economie di scala significative (e i costi operativi potrebbero essere ridotti di 3-400 milioni).

Lo scenario Banca Popolare di Vicenza-Veneto banca permetterebbe ai costi operativi di essere ridotti di 150-200 milioni (il 12-15% dell’attuale base aggregata). Le sovrapprosizioni sarebbero limitate, in quanto i due istituti di credito sono attivi in province diverse.

Torndo allo scenario che riguarda l’intero comparto delle banche popolari, lo studio ritiene che dei risparmi complessivi – pari appunto a 1 miliardo di euro . la metà circa, ovvero una percentuale del 40-50% sarebbe garantita dalla razionalizzazione delle reti, e nello specifico dalla chiusura degli sportelli. Le soprapposizioni delle reti dovrebbero tradurdi in un taglio del 10-15% delle filiali (chiusura di 1.000 sportelli circa per le fusioni che sono considerate più probabili e che sono le più attese).