D-day Iran: cosa succederà dopo che Trump si ritirerà da accordo nucleare

8 Maggio 2018, di Mariangela Tessa

Tutto deciso. Manca solo l’ufficializzazione, che arriverà oggi alle 20 italiane. È allora che, secondo le prime anticipazioni stampa, che il Donald Trump annuncerà il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul programma nucleare dell’Iran.

Lo afferma il New York Times, citando fonti diplomatiche europee che spiegano come gli alleati del Vecchio Continente abbiano fallito nel convincere il presidente americano che la sua decisione rischia di provocare una nuova escalation tra Teheran e l’Occidente. “Le possibilità che Trump annunci di restare nell’intesa sono molto ridotte”, afferma uno dei diplomatici ascoltati dal Times.

Ieri dal suo profilo Twitter Donald Trump aveva preannunciato per le 14 ora di Washington (le 20 in Italia) che avrebbe reso nota la sua decisione sull’eventuale uscita dall’accordo nucleare iraniano, anticipando dunque rispetto alla prevista data del 12 maggio.

D’altronde Trump ha ripetutamente indicato di volere lasciare l’intesa Jcpoa (Join Comprehensive Plan of Action), siglata nel 2015 da Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania con Teheran, che rimuove le sanzioni all’Iran in cambio di un blocco per 10 anni del suo programma atomico.

Una delle possibilità – già definita ‘opzione nucleare’ – è che Trump decida di imporre di nuovo in blocco tutte le sanzioni contro l’Iran, da quelle sull’export di petrolio a quelle specifiche contro società o individui. Una situazione del genere  comporterebbe una violazione dell’intesa da parte degli Usa, perché le sanzioni devono rimanere congelate se l’Iran ne rispetta i termini.

Un’altra opzione sul tavolo è che Trump decida di non certificare l’accordo, come è chiamato a fare ogni 90 giorni, e il prossimo termine scadrà il 12 maggio. La decisione sul da farsi passerebbe dunque al Congresso che avrebbe 60 giorni di tempo per stabilire se intervenire con nuove sanzioni, non fare nulla, chiedere dei correttivi sul processo di certificazione o emendare l’accordo nucleare.

Lo scenario peggiore, quello che Iran, Ue e gli altri firmatari vogliono evitare, è che Trump non certifichi l’accordo e richieda formalmente all’Onu nuove sanzioni.

Anche secondo il Washington Post, Trump è pronto ad annunciare la reintroduzione di alcune sanzioni per colpire Teheran, e introducendo multe alle banche dei Paesi che non ridurranno le importazioni di petrolio iraniano.

Intanto, il presidente dell’Iran Hassan Rohani, parlando in incontro con esponenti del settore petrolifero ha detto:

 “E’ possibile che affronteremo alcuni problemi per due o tre mesi ma li supereremo”  ha

Rouhani ha anche sottolineato che l’Iran vuole continuare a “lavorare con il mondo con un impegno costruttivo”, frase che appare come un cenno all’Europa, la quale ha stretto una serie di accordi commerciali con l’Iran dopo l’accordo nucleare del 2015.