Crisi: Usa e Germania ci hanno guadagnato

19 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – La ripresa tanto attesa è finalmente arrivata, si sente dire in coro dalle autorità dei paesi industrializzati ed europei. Quello che si può considerare come il ritornello del 2013 ha assunto una certa potenza e frequenza nei media e ambienti politici dopo che il Pil dell’Eurozona ha registrato una crescita dello 0,3% nel secondo trimestre (e un tasso annuale dell’1,1%).

Dopo 18 mesi di recessione, la regione è tornata alla crescita grazie alla risalita di Germania e Francia (+0,7% e +0,5% nel secondo trimestre, meglio del previsto).

Il tasso dei cali visti in Italia e Spagna ha attraversato una fase di rallentamento nell’ultimo trimestre e il Portogallo è tornato a crescere dopo un periodo di profonda crisi per tutto il Sud d’Europa. Dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 a oggi, l’Italia ha subito un crollo del Pil di -8,8%. Peggio hanno fatto solo Irlanda, Slovenia e Grecia (vedi immagine qui a sinistra, con il record negativo di Atene: -22,8%; elaborazione The Economist su fonte Eurostat).

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Ciononostante il Pil rimane ancora lo 0,7% sotto la quota di un anno fa. In Cipro e Grecia si sono visti numeri ancora pesantissimi su base annuale (-5,2% e -4,6%) e il bilancio che l’area euro può vantare rispetto ai livelli pre crisi è ben poco invidiabile.

Quel che è peggio è che il Pil del blocco a 17 è ancora il 3% più basso rispetto a cinque anni fa (all’apice della crisi subprime) contro il miglioramento del 4% degli Stati Uniti (vedi grafico dell’Economist).

Tra le grandi economie dell’Eurozona la Germania ha guadagnato invece il 2%. Anche il Belgio fa meglio oggi rispetto all’analogo lasso di tempo aprile-giugno del 2007. E non si tratta solo di Pil. “Grazie” alla crisi del debito e al calo dei rendimenti dei Bund, Berlino ha risparmiato 41 miliardi di interessi in quattro anni.

Secondo i dati pubblicati dallo Spiegel, ha guadagnato per l’esatezza 40,9 miliardi di euro sul costo per rifinanziarsi sul mercato primario. In ciascuno ei quattro anni le spese per interesse sono state inferiori a quanto previsto dai tecnici del ministero delle Finanze guidato da Wolfgang Schaeuble.

In media, riferisce il magazine, “il livello degli interessi è calato su tutte le nuove emissioni dello Stato di quasi un punto percentuale”. Questo è reso possibile dal fatto che i titoli tedeschi erano e continuano ad essere molto richiesti.

Sono numeri che dovrebbero contribuire a ridimensionare i facili entusiasmi diffusi da autorità e mondo dell’informazione circa la fantomatica ripresa dell’Europa.

Le ultime previsioni emesse dalla Bce (la Banca centrale europea) parlano di un Pil dello 0,6% sotto i livelli dell’anno scorso e di una crescita dello 0,9% nel 2014, un tasso relativamente modesto rispetto a quello cui era abituata l’Eurozona.

La fine del periodo di recessione darà una bella boccata d’ossigeno alle autorità europee, ma la crescita anemica e il mercato del lavoro disastrato nel Sud d’Europa, rende l’area della moneta unica ancora vulnerabile a scossoni politici e soggetta a ribaltamenti imprevedibili sul fronte macro.