Crisi rifugiati: Europa sempre più spaccata

15 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – La crisi dei migranti ha con ogni probabilità toccato il suo apice. L’Europa è sempre più divisa sulle soluzioni al problema dell’immigrazione. I rifugiati e i richiedenti di asilo continuano ad arrivare in un continente le cui autorità si interrogano ancora sul da farsi, senza riuscire a trovare un punto d’incontro.

Cercando di ridurre i flussi dei nuovi arrivati e di gestire la crescente popolazione di migranti nel continente, i leader di Centro ed Est Europa si incontrano oggi per delineare un piano credibile che aumenti i controlli di sicurezza alle frontiere dei Balcani, in un periodo di massima allerta per il rischio di episodi di terrorismo.

Ma ad opporsi è la Germania, che si è accollata il peso maggiore dei flussi in arrivo. Le autorità tedesche hanno paura che una chiusura dei confini nelle province dell’ex Yugoslavia, Bulgaria e Repubblica di Macedonia, non farebbe altro che bloccare i migranti arrivati in Grecia, un paese indebitato ancora in piena crisi economica e che ha subito un ultimatum da parte della troika dei creditori (Bce, Fmi e Commissione Ue) per mettere le sue finanze in sesto.

Al contrario di altri paesi europei, il governo di Angela Merkel si è mostrato fin da subito il più solidale nei confronti dei migranti, ma per evitare un boomerang politico ha anche garantito che una volta terminato il conflitto in patria, rimanderà a casa i rifugiati che si sono trasferiti perché la loro vita era in pericolo.

Anche l’alto commissariato delle Nazioni Unite è preoccupato circa una eventuale chiusura dei confini nei Balcani, osservando che:

“le sfide che alcuni dei paesi dell’Unione Europea devono affrontare per via degli arrivi in massa di richiedenti asilo, rifugiati e migranti sono tante. Gli Stati hanno un diritto sovrano di gestire i propri confini. Questo, tuttavia, deve essere fatto in accordo ai principi e alle leggi internazionali, nazionali e dell’Ue. Bisogna prendere in considerazione l’impatto negativo potenziale delle pratiche e misure prese individualmente sui diritti e le vite dei rifugiati”.