Crisi Eurozona, Germania vola alto. Grecia e Italia inabissati

11 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – A nove anni dallo scoppio della crisi, le economie europee non hanno, fatta salva qualche rara eccezione, ancora rialzato la testa. A parte la Germania, che per prima (già nel 2011) ha saputo mettere la testa fuori dall’acqua, tutti gli altri Paesi – chi più vicino alla superficie (è il caso della Francia) e chi drammaticamente inabissato (come la Grecia) – restano sommersi dai marosi della crisi”, si legge in un articolo del Sole 24 ore, secondo cui la risalita si deve grazie anche alle “politiche espansive della Bce. Ma ora, pur stremati da quasi un decennio di recessione, tocca ai Paesi tornare a muovere braccia e gambe per recuperare gli ultimi metri. Fuor di metafora: occorre avviare o rafforzare al più presto quelle riforme strutturali necessarie a consolidare la ripresa”.

La riemersione, insomma, sembra tutt’altro che un’operazione semplice  e il ritorno alle condizioni pre-crisi non si presenta agevole, come rivelano le elaborazioni del Sole 24 Ore e del Centro studi Sintesi sulle performance dal 2007 al 2015 di dieci Paesi europei, analizzati attraverso otto indicatori che misurano lo stato di salute, sostanzialmente precaria, dell’economia.

In particolare, lo studio condensa in un unico indicatore diversi parametri macro (crescita del Pil, andamento dei consumi delle famiglie, quadro degli investimenti, livello di produzione industriale, situazione dei prestiti alle imprese, trend del debito pubblico, tasso di povertà ed esclusione sociale e numero degli occupati) da cui emerge una distanza ideale espressa in metri, dei vari Paesi dalla superficie del mare (che coincide con i dati del 2007, cioè dell’anno immediatamente precedente all’inizio della crisi).

Ne deriva che la Germania “vola” a  ben 3,8 metri sopra il livello dell’acqua, all’opposto si trova la Grecia, a più di 29 metri di profondità.

“Guardando al quadro generale europe, le note dolenti arrivano soprattutto da debito pubblico (tutti i Paesi nuotano sotto il livello del 2007), investimenti (solo Germania e Gran Bretagna stanno sopra), produzione industriale (fanno eccezione la solita Germania e l’Irlanda) e povertà/esclusione sociale (Francia e Finlandia le uniche a riaffiorare).

Per quanto riguarda l’Italia, infine, nuota in apnea a più di 11 metri sotto la superficie, zavorrata dalle performance negative in tutti gli otto indicatori, in particolare nel debito pubblico (-33,2 metri sotto il livello del 2007), negli investimenti (-29,8 metri) e nella produzione industriale (-22,8 metri). Vicino alla riemersione, solo gli occupati: grazie a Jobs act e decontribuzione, nel 2015 il loro numero si è avvicinato alle consistenze degli anni pre-crisi, arrivando a soli 2,6 metri dal pelo dell’acqua” si legge nell’articolo.