Criptovalute incontrano derivati: “capitalismo non autorizzato”

29 Settembre 2017, di Alberto Battaglia

Jay Smith, 29enne, trader. Segni particolari: oltre 9mila altri investitori hanno copiato le sue scelte sulle criptovalute, sulla piattaforma eToro, che permette di mimare le strategie di altri operatori. Negli ultimi 12 mesi il portafoglio ha guadagnato il 295%. Smith, londinese, è il primo trader del settore criptovalute della piattaforma ed è ottimista sul fatto che, nonostante gli scossoni delle ultime settimane, il bitcoin sia destinato a salire ulteriormente.

Dopo il blocco alle Ico varato dal governo cinese, Smith ha twittato: “Sarà finita nel giro di due settimane e il rally riprenderà. Non è cambiato nulla. Questo indica solo che i cinesi non potranno comprare token così facilmente. Tutto ciò che ora ho in mente è comprare il ‘dip’”. Qualcuno sicuramente lo seguirà.

Spingere, tramite piattaforme simili a eToro, verso il trading in criptovalute secondo alcuni critici servirà solo ad aggiungere volatilità alla volatilità, speculazione alla speculazione.

“Questa è vendita di strumenti sintetici sulla base di altri strumenti sintetici”, ha detto a Bloomberg Rainer Lenz, presidente dell’organizzazione Finance Watch di Bruxelles, “E’ la più alta forma di speculazione. Semplicemente non puoi farla fare a investitori retail”.

Questo genere di piattaforme trattano i cosiddetti Contract for difference (Cfd), un tipo di derivato speculativo che permette di trarre profitto dalle variazioni di prezzi di asset che non si posseggono direttamente. A differenza dei future, sono molto più illiquidi.

Secondo Bloomberg eToro permette una leva finanziaria di 30 a 1 per consentire questo genere di scommesse, esponendo a gravi perdite il sottoscrittore. La combinazione di questi strumenti con il mercato, già altamente speculativo, delle criptovalute preoccupa Lenz: “Dobbiamo fermarlo”. “Quello che stiamo vedendo è puro capitalismo non autorizzato“, ha fatto eco Jon Matonis, direttore della Bitcoin Foundation.