Cresce fenomeno “reshoring”, c’è chi torna a produrre in Italia

14 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Crescono in Italia i casi di di “reshoring”, ovvero gli investimenti di ritorno in Italia.

Secondo un sondaggio effettuato dai consulenti di Efeso su un campione di aziende torinesi – riportato da Dario Di Vico su Il Corriere della Sera – negli ultimi anni il 21% ha riportato anni in Italia le attività produttive o gli acquisti.

E’ il caso per esempio della produzione di Fiat Panda che dalla Polonia sono tornate a Pomigliano, ma anche del tonno Asdomar dal Portogallo alla Sardegna, lo shampoo L’Oréal ancora dalla Polonia a Settimo Torinese e le batterie per auto Fiamm dalla Repubblica Ceca all’Abruzzo.

Alla base di tali decisioni, l’incremento del livello di servizio richiesto dal mercato. Ma non solo. La seconda motivazione più diffusa è “la necessità di sviluppare nuovi prodotti più velocemente e con maggiore affidabilità”, seguita da “l’incremento del livello di qualità richiesto dal mercato”.

Il sondaggio mette inoltre in evidenza come solo l’8% delle imprese dichiara esplicitamente di voler fare a breve reshoring di attività mentre il 15% lo circoscrive agli acquisti.

Non va dimenticato, tra l’altro, che il reshoring, in questo momento, mostra una ridotta convenienza economica: l’ondata delle delocalizzazioni era partita per mitigare il costo del lavoro. Una forbice che al momento si è ristretta. (mt)