Crash oro: Fed e Bank of Japan i veri colpevoli

18 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Non è ancora arrivato al capolinea il dietrofront dell’oro. Mentre sullo sfondo s’infittiscono i timori sulla crescita economica globale, le aspettative di nuovi interventi sui mercati da parte delle Banche centrali spingono gli investitori a fare cassa.

E anche per il metallo giallo non c’è scampo. In realtà, proprio le preoccupazioni su una possibile frenata della congiuntura mondiale dovrebbe portare gli investitori a posizionarsi sul metallo prezioso. E invece sta accadendo il contrario.

Sui mercati asiatici questa mattina il prezzo dell’oro è arretrato dell’1% attestandosi a 1.339,62, non lontano dal valore minimo degli ultimi due anni di 1.321 dollari l’oncia, toccato martedì scorso.

Di chi è la colpa? Stando a un editoriale firmato dalla penna di Ambrose Evans Pritchard sul quotidiano inglese Telegraph, “Fed and Bank of Japan cause gold crash”, ovvero il crollo delle quotazioni è avvenuto per colpa della Fed e della Banca del Giappone.

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Sebbene le commodities stessero in generale scendendo dallo scorso settembre, “l’assalto della Fed (contro l’oro) è iniziato a febbraio, quando l’istituto guidato da Ben Bernanke ha lanciato un alert, sottolineando che, maggiore sarà il tempo di durata del quantitative easing, più difficile sarà per la Banca centrale americana” uscire dall’impasse.

Queste dichiarazioni possono essere intese come il primo vero ordine implicito di sell: la forza dell’oro degli ultimi anni era stata d’altronde legata alle speranze e poi alla messa in atto di manovre di politica monetaria espansiva: manovre che alimentano di per sé maggiori pressioni inflazionistiche, da cui gli investitori si riparano rifugiandosi nell’oro, temendo una svalutazione della propria moneta (conseguenza dell’inflazione).

Ora, se la Fed stacca la spina, le speculazioni sono su una minore necessità dell’oro, visto che si smorzano i timori sull’inflazione.

Il secondo shock, prosegue l’editorialista, è arrivato “la scorsa settimana con le minure della Fed”, che hanno indicato come alcuni membri siano pronti a interrompere l’iniezione di liquidità pro-Usa prima del previsto. Il messaggio lanciato è stato interpretato in questo modo: “l’economia americana sta tornando alla normalità, il dollaro tornerà a rialzare la testa”.

Dunque, ancora la domanda: a questo punto a che serve puntare sull’oro? (detto questo, le cose non stanno andando affatto come la Fed vuole, visto che le vendite al dettaglio americane sono scese a marzo, l’attività manifatturiera è rallentata, e la disoccupazione rimane il tarlo dell’economia Usa).

Secondo colpevole del crash dell’oro: Bank of Japan e investitori giapponesi in generale, che stanno vendendo bond australiani, scommettendo sull’azionario e sul mercato immobiliare interno. Vendendo oro, nel contempo, come mai prima.

Le Banche centrali asiatiche, dalla Cina ad altre potenze emergenti, hanno acquistato 535 tonnellate di oro l’anno scorso per sfuggire dalla roulette russa del mercato delle valute. La loro è stata la più grande ondata di acquisti da parte di un Paese dal 1964. Hanno acquistato oro ogni qualvolta il prezzo del metallo giallo andava giù.

Peccato che la tendenza al rialzo delle Borse e anche quella del metallo giallo adesso sia rotta. Secondo gli analisti di Bank of America è possibile prevedere un ulteriore calo a 1.200 dollari.