Crac Etruria, parla Ghizzoni: “Boschi mi contattò”

20 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Era il 12 dicembre del 2014 quando l’allora ministro Maria Elena Boschi  mi chiese di valutare l’acquisizione di Banca Etruria. Così Federico Ghizzoni, ex ad di Unicredit nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione di inchiesta sulle banche in merito alle rivelazioni fatte da Ferruccio De Bortoli.

Il giornalista in un uso libro ha parlato di pressioni fatte dalla Boschi all’ex ad della banca di piazza Gae Aulenti per una possibile acquisizione dell’istituto aretino sull’orlo del crac.

“Risposi che per acquisizioni non ero grado di dare risposta positiva o negativa, ma che avevamo già avuto contatto con la banca e che avremmo dato risposta. Cosa su cui il ministro convenne. Fu un colloquio cordiale e non avverti pressioni da parte del ministro, ci lasciammo su queste basi. Non mi fu seccamente chiesto di acquistare Banca Etruria, l’avrei ritenuto inaccettabile, ma di valutare un intervento in Banca Etruria nell’indipendenza di giudizio”.

Pressioni da parte della Boschi? Ghizzoni smentisce.

“Quella di Boschi era una richiesta che considerai abbastanza normale, soprattutto un Ceo di una banca come Unicredit deve mettere in chiaro che è la banca che prende la decisione e questo messaggio fu assolutamente condiviso dal ministro Boschi. Il ministro Boschi mi manifestò la preoccupazione non tanto per le banche toscane ma su che cosa questo avrebbe comportato in termini di impatto sul territorio toscano in termini di erogazione del credito con riduzione dell’offerta del credito per famiglie e imprese”.

Un nuovo particolare emerge nel caso di Etruria-Unicredit durante l’audizione di Ghizzoni.

“Il 13 gennaio mi arrivò mail di Carrai (Marco, ndr) in cui mi si sollecitava una risposta”.

Carrai è un grande amico dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi che aveva sollecitato il manager sul dossier.

“Mi venne da pensare a chi potesse aver chiesto questo sollecito, esclusi la banca perché avevamo un rapporto aperto. Decisi di non chiedere alcun chiarimento, per non aprire canali di comunicazione. Risposi ‘ok, stiamo lavorando, quando avremo finito la nostra analisi contatteremo la banca e daremo la nostra risposta’. La risposta alla banca l’abbiamo data il 29 gennaio 2015″.