Crac Etruria: i “trucchi” degli ex vertici per evitare il sequestro

17 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

AREZZO (WSI) – Oltre 500 milioni di euro il danno che l’ex gestione di banca Etruria ha causato a risparmiatori e creditori, secondo quanto quantificato dal commissario liquidatore Giuseppe Santoni. Ma proprio gli ex vertici si sono già in un certo senso attrezzati creando, come scrive il Corriere della Sera, strutture patrimoniali per provare a proteggersi dall’azione di responsabilità.

La più gettonata risulta il fondo patrimoniale, un trust che un titolare può cointestare alla moglie e ai figli minorenni, pur conservandone la disponibilità. In Italia la legge permette comunque di aggredire sia immobili intestati a terzi che fondi patrimoniali di cui siano comproprietari i familiari di una persona oggetto di un’azione di responsabilità.

Tra questi ex vertici della banca aretina che si sono messi sulla difensiva cercando in qualche modo di evitare il sequestro dei bani dopo il crac figurano l’ex vicepresidente Alfredo Berni e l’ex direttore generale Luca Bronchi. Quest’ultimo si è mostrato particolarmente previdente visto che due anni prima del fallimento della Banca avrebbe costituito un fondo patrimoniale. Tre mesi e mezzo dopo il crac di Etruria invece il numero due Berni titolare di beni in provincia di Arezzo e di Pesaro, li avrebbe fatti confluire in un fondo patrimoniale.

I componenti dell’ultimo Cda mostrano di avere tutti un consistente patrimonio personale. Rosi possiede due appartamenti a Loro Ciuffenna, uno dei paesi più belli della provincia aretina, e ben 23 terreni, oltre a una casa e un negozio a San Giovanni Valdarno. Due appartamenti e due esercizi commerciali figurano nel patrimonio del suo vice Alfredo Berni che possiede numerosi ettari di bosco e coltiva ulivi.

E papà Boschi? L’altro ex vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, non sembra aver preso particolari misure difensive.

“Boschi – che ha numerose altre proprietà – ha comunque acceso un mutuo da 130mila euro con Monte dei Paschi, nell’aprile 2016, presentando come ipoteca un immobile valutato 260mila euro: affare concluso quando era già stato multato da Consob proprio per il suo ruolo in Etruria”.