Covid-19: i farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia

29 Aprile 2020, di Alessandra Caparello

Come combattere il Coronavirus è la domanda che si pone la comunità scientifica oggi a cui tenta di dare risposte utilizzando dapprima l’esperienza cinese e poi quella italiana, con i contribuiti delle prime autopsie fatte durante le tante emergenze vissute.

Le informazioni arrivate dai medici hanno descritto un preciso decorso della malattia in 3 fasi distinte:
una fase “Virale” iniziale, durante la quale il virus si moltiplica nelle cellule dell’ospite e che crea diversi sintomi come malessere generale, febbre e tosse;
una fase “mista” in cui la malattia si sta diffondendo causando diverse conseguenze a livello polmonare;
una terza fase “infiammatoria” che può evolvere verso una situazione grave dominata da una violenta infiammazione immunitaria dovuta alle molte citochine pro-infiammatorie prodotte dal paziente stesso (per questo definita tempesta citochinica), che determina le conseguenze più pericolose.

In attesa di farmaci specifici antivirali che saranno la vera cura per Covid-19, Motore Sanità ha stilato una breve sintesi di esperienze empiriche emerse dalla pratica clinica internazionale, sulle terapie attualmente disponibili:

  1. Clorochina ed Idrossiclorochina da utilizzare sia nei pazienti ospedalizzati, sia in quelli in isolamento domiciliare.
  2. Paracetamolo da utilizzare per il controllo della temperatura corporea.
  3. Eparine a basso peso molecolare da utilizzare per la profilassi del tromboembolismo venoso per tutti i pazienti a rischio tromboembolico con COVID-19 (in particolare se immobilizzati in terapia intensiva o anziani allettati).
  4. Corticosteroidi (metilprednisolone) da utilizzare solo in pazienti con sintomi da deficit surrenale o in condizioni cliniche selezionate (in fase 2° o 3°).
  5. Antibiotici (betalattamici) da utilizzare solo nei casi in cui vi sia una sovrainfezione batterica accertata che non è infrequente (polmonite da pneumococco o stafilococco).
  6. Gli Antivirali disponibili (lopinavir/ritonavir, darunavir/ritonavir o darunavir/cobicistat) non sembrano dare risultati allo stato attuale anche se questo potrebbe dipendere dal fatto che ad oggi sono stati utilizzati forse in fase troppo avanzata di malattia.
  7. I farmaci biologici ad azione anti-infiammatoria (Tocilizumab, Sarilumab, Anakirna, Emapalumab) hanno indicazione in un trattamento precoce di pazienti con in fase 2-3 (attenta valutazione di persistenza infiammatoria nei pazienti in ventilazione meccanica o infezioni non controllate). Nel caso non si possa disporre di Tocilizumab nella formulazione endovenosa, c’è la possibilità di utilizzo della formulazione sottocute seppure con poca esperienza d’impiego ad oggi.
  8. Sperimentazioni su un possibile utilizzo della Colchicina sono partite da pochi giorni.
  9. Sperimentazioni su un possibile utilizzo di anticorpi monoclonali sono partite con molte aspettative.