Cosa deve fare l’Eurozona per uscire dal pantano della crisi

16 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – La crisi economica si acuisce. Si aggrava in Italia, che inanella il record negativo di sette trimestri consecutivi di contrazione del pil. Trascina con sé la Francia, entrata tecnicamente in recessione. S’infrange in Germania dove la crescita è piatta. L’economia dell’Eurozona è in rosso. Come sbandierato dal Wall Street Journal l’Europa con i suoi guai rimane l’anello debole dell’economia globale, confermandosi su livelli di attività economica ben al di sotto del primo round della crisi finanziaria anno 2008.

Nel primo trimestre il Pil dell’Eurozona ha registrato un ribasso dello 0,2%. Si tratta del quarto calo consecutivo. Una situazione che assume tratti drammatici, considerando che nei paesi più colpiti i tassi di suicidio sono saliti di colpo. I dati di Eurostat parlano di una disoccupazione nel Vecchio Continente del 12,1%. E’ nelle parole di Willem Buiter, capo economista di Citigroup, che sembra essere racchiusa la verità.

“Le previsioni della Banca centrale europea di un imminente recupero risuonano come il trionfo della speranza. I paesi della zona euro, in realtà – osserva mestamente dal suo desk – si troveranno ad affrontare un mix di recessione e ripresa tiepida per almeno i prossimi due o tre anni”. Secondo Simon Tilford, economista presso il Centre for European Reform c’è da preoccuparsi, e non poco. Ma, nonostante tutto, qualche suo “collega” abbozza soluzioni per voltare pagina.

“Tutte le speranze sono state riposte su una ripresa della domanda esterna“, ricorda Peter Vanden Houte, economista di ING. “Ma con la stretta fiscale negli Stati Uniti e la ripresa in Cina ancora in dubbio, lo stimolo per le esportazioni non è molto grande”. Eppure – riprende Tilford – “sarebbe un segnale quasi inequivocabile, per la Germania e anche per tutto il resto della zona euro se dovessimo assistere a una forte ripresa della domanda interna tedesca”.

Un altro appiglio offerta all’Europa in crisi l’ha fornito recentemente la Banca centrale europea, tagliando i tassi di interesse nel corso della sua ultima riunione all’inizio di questo mese. Una mossa che potrebbe essere ripetuta qualora la situazione lo dovesse giustificare, ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi. E quasi a conferma di ciò Nick Matthews, economista di Nomura osserva che i segnali nel secondo trimestre sono, in effetti, contrastanti. E avverte che è importante non farsi trarre in inganno, spiegando che il recupero potrebbe essere piatto.

“La lista dei fattori negativi per la zona euro è davvero lunga”, ammette anche Nick Kounis, economista di ABN Amro. “Il consolidamento fiscale, l’aumento della disoccupazione, la stretta sui prestiti bancari stretti, l’ascesa dell’euro nei confronti dello yen e la domanda mondiale flebile pesano non poco sull’economia”. Un elenco ben chiaro anche alla Cancelliera, Angela Merkel, che ieri per la prima volta ha abbandonato il dogma dell’austerità, per professare che adesso la nuova parola d’ordine sarà competitività.