Cosa aspettarsi dalla Bce e da Draghi

6 Settembre 2017, di Livia Liberatore

C’è attesa per la riunione di domani della Banca Centrale Europea. Si prevede che la Bce mantenga invariata la sua politica monetaria ma ci si aspetta che il presidente Mario Draghi inizi a preparare il terreno per la riduzione del Quantitative Easing. Riduzione che dovrebbe partire a gennaio 2018. Domani Draghi potrebbe spiegare che la discussione in consiglio è iniziata e che i comitati tecnici hanno avuto l’incarico di studiare i dettagli.

Da Draghi si attende anche che si pronunci sul rafforzamento dell’euro, che si è apprezzato del 13% sul dollaro dall’inizio dell’anno. Un rialzo che ha avuto l’effetto di allontanare ancora di più l’inflazione dall’obiettivo della Bce. Gli effetti del rialzo potrebbero vedersi nelle nuove previsioni trimestrali della Bce sull’inflazione, che dovrebbero essere ritoccate al ribasso. Un silenzio di Draghi sull’euro provocherebbe un apprezzamento ulteriore della valuta europea.

Nonostante la ripresa proceda bene, sono molte sono le ragioni che spingono verso l’adozione di un atteggiamento di cautela sulla riduzione dello stimolo monetario. Restano da comunicare i modi della riduzione del Quantitative Easing e Draghi potrebbe essere restio ad annunciare l’avvio di questo processo per evitare che la comunicazione provochi una restrizione delle condizioni finanziarie attraverso un rialzo dei tassi e un apprezzamento ulteriore del cambio.

Secondo l’opinione di Mohamed El-Erian su Bloomberg, è improbabile che Draghi fornisca dettagli sulla normalizzazione della politica monetaria. Come le altre banche centrali, la Bce sta cercando di capire meglio dinamiche economiche inusuali che complicano la valutazione e la risposta politica: la crescita economica che migliora ma l’inflazione che resta bassa, l’apprezzamento dell’euro e i rischi di instabilità finanziaria se la politica monetaria resta ancora accomodante, che potrebbe incoraggiare l’assunzione eccessiva di rischi.