Coronavirus, 10 provvedimenti presi dall’Europa per contenere l’emergenza

3 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Gran parte dei giudizi sull’assenza, vera o presunta, dell’Unione Europea in questa delicata fase di crisi non dovrebbero trascurare un punto-chiave: le competenze dirette dell’Ue in materia sanitaria sono limitate. Esse restano in capo agli Stati membri, e l’Ue può soltanto assumere, in varie materie, un ruolo di supporto.
Il grande dibattito sui coronabond (o eurobond), e quello, parallelo, sull’utilizzo del Mes vedono coinvolti in primo luogo gli Stati membri e non le istituzioni europee come la Commissione o l’Europarlamento. Su tali proposte si tratta di aggiornare i trattati internazionali che le istituiscono: una competenza sulla quale solo gli stati nazionali, tutti assieme e all’unanimità, possono intervenire.

L’Unione Europea, attraverso la sua macchina di comunicazione, si è comunque premurata di riassumere, in un documento di 10 punti, quali sono stati gli interventi che sono stati messi in campo per aiutare gli stati membri durante questa fase. Un esempio noto a tutti e non menzionato in questa lista riguarda la sospensione, di fatto, delle regole sui parametri di bilancio pubblico.
E’ compito della Commissione Ue, infatti, sorvegliare sul rispetto dei trattati come il Patto di stabilità: pertanto, è stato rapidamente deliberato che i governi potranno fare tutto il deficit che serve senza preoccuparsi di eventuali procedure d’infrazione. Una mossa scontata, forse, e non certo sufficiente a risolvere la situazione, ma che agisce – questo sì – su una delle vere competenze dirette dell’Ue. Così come la gestione dei fondi strutturali, che infatti sono stati rivisti con lo scopo di indirizzarli anche in aree che – in teoria – non sarebbero potute essere ammesse per il loro utilizzo.

Le risorse di cui si parla, lo affermiamo per completezza d’informazione, non sono certo elevate in rapporto alla dimensione dell’emergenza, ma la capacità di spesa dell’Ue è da sempre limitata e vincolata alle risorse che, in prima battuta, le vengono affidate dagli stessi stati membri (cui si aggiungono le entrate sui dazi doganali). Le vere criticità, piuttosto, stanno nella carenza di nuovi strumenti adeguati a fronteggiare la crisi: solo un accordo unanime fra gli stati membri può sopperire a tali mancanze.

Nel frattempo, vediamo quali sono i 10 punti che l’Ue ha voluto presentare fra le sue attività di contrasto all’emergenza coronavirus.

  1. Rallentare la diffusione del virus. “Per contribuire a limitare la trasmissione del virus in Europa e non solo, l’Ue ha chiuso le sue frontiere esterne per i viaggi non essenziali, garantendo nel contempo che i beni essenziali continuino a circolare dentro l’Ue attraverso l’introduzione di corsie verdi”, afferma l’ufficio stampa ufficiale dell’Unione Europea, “sono previste risorse aggiuntive per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che fornisce rapide valutazioni dei rischi e aggiornamenti epidemiologici sull’epidemia”.
  2. Fornitura di attrezzature mediche. “I paesi dell’Ue hanno accesso rapido al primo stock di attrezzature mediche RescEU, come ventilatori e maschere protettive, nell’ambito del meccanismo di protezione civile. Inoltre, l’Ue ha organizzato un’enorme gara internazionale che consente agli Stati membri di effettuare acquisti congiunti di attrezzature e farmaci”.
  3. Promozione della ricerca. “Il programma di ricerca Ue Orizzonte 2020 sta finanziando 18 progetti di ricerca e 140 squadre in tutta Europa per aiutare a trovare rapidamente un vaccino contro Covid-19. L’obiettivo è migliorare la diagnostica, la preparazione, la gestione clinica e il trattamento”.
  4. Per la ripresa dell’Ue. “Per aiutare l’Ue a riprendersi dall’impatto economico e sociale della pandemia, la Commissione europea presenterà una nuova proposta per il bilancio a lungo termine dell’Ue per il 2021-2027, che includerà un pacchetto di incentivi. Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sulla proposta”.
  5. Rimpatrio dei cittadini dell’Ue. “Più di 10.000 europei bloccati in tutto il mondo a causa dell’epidemia sono tornati a casa grazie al meccanismo di protezione civile dell’Ue”.
  6. Promozione della solidarietà europea. “Il Parlamento europeo ha appoggiato nuove norme che consentono agli Stati membri di richiedere assistenza finanziaria al Fondo di solidarietà dell’Ue per coprire le emergenze sanitarie. Con la portata recentemente ampliata del fondo, quest’anno saranno messi a disposizione degli Stati membri fino a 800 milioni di euro per combattere la pandemia di coronavirus”.
  7. Supporto all’economia. “La Banca centrale europea”, la cui istituzione rientra a pieno titolo nel diritto comunitario, “sta erogando 750 miliardi di euro per alleviare il debito pubblico durante la crisi, nonché 120 miliardi di euro in Quantitative easing e 20 miliardi di euro in acquisti di titoli obbligazionari. Inoltre, i deputati europei hanno votato per mettere a disposizione dei paesi dell’Ue 37 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali esistenti dell’Ue per affrontare la crisi del coronavirus e sostenere l’assistenza sanitaria, le imprese e i lavoratori”.
  8. Protezione dei lavoratori. “Per garantire che i dipendenti possano mantenere il proprio posto di lavoro nel momento in cui le aziende rimangano senza lavoro a causa della crisi del coronavirus, la Commissione ha proposto il concetto di lavoro a tempo ridotto sostenuto dallo Stato (SURE)”.
  9. Salvaguardia di Internet. “Con milioni di persone costrette a rimanere a casa, l’Ue ha chiesto a Netflix, Facebook e YouTube di ridurre la qualità dello streaming per evitare di sovraccaricare il web. Ciò consente a tutti di utilizzare Internet, sia per lavoro sia per diletto”.
  10. Protezione dell’ambiente e delle compagnie aeree. “Il Parlamento ha appoggiato la proposta della Commissione di fermare temporaneamente ‘voli aerei fantasma’ vuoti. In deroga alla norma che obbliga le compagnie aeree a gestire le loro aree di decollo e atterraggio pianificate per mantenerle nella stagione successiva, l’Ue sta ponendo fine alle emissioni non necessarie e aiutando le compagnie aeree ad adattarsi a una domanda inferiore”.