Coronavirus, Speranza: “Italia in lockdown fino al 13 aprile”

1 Aprile 2020, di Alessandra Caparello

Il lockdown dell’Italia rimarrà in vigore almeno fino al 13 aprile. La data la fornisce il ministro della Salute Roberto Speranza in un’informativa al Senato sull’emergenza sanitaria da Coronavirus in corso nel nostro paese.

“I dati migliorano ma sarebbe un errore cadere in facili ottimismi. L’allarme non è cessato e per questo è importante mantenere fino al 13 aprile tutte le misure di limitazioni economiche e sociali e degli spostamenti individuali”.

Il ministro ha avvertito della necessità di non abbassare alla guardia e di dover convivere per un certo lasso di tempo con le misure restrittive. La firma di un nuovo decreto del presidente del Consiglio per la proroga dovrebbe arrivare già in serata.

“Siamo nel pieno di un’esperienza durissima e drammatica e avremo tempo e modo di valutare ogni atto e conseguenza, ma a tutti è chiara una cosa: il Servizio sanitario nazionale è il patrimonio più prezioso che possa esserci e su di esso dobbiamo investire con tutte le forze che abbiamo. Il clima politico positivo e unitario è una precondizione essenziale per tenere unito il Paese in questo momento difficile della nostra storia.
Non è il tempo delle divisioni. L’unità e la coesione sociale sono indispensabili in queste condizioni, come ha detto il presidente Mattarella. Attenzione ai facili ottimismi che possono vanificare i sacrifici fatti: non dobbiamo confondere i primi segnali positivi con un segnale di cessato allarme.
La battaglia è ancora molto lunga e sbagliare i tempi o anticipare misure sarebbe vanificare tutto (…) La fase di condivisione con il virus andrà gestita coni l Comitato tecnico scientifico, con prudenza e conservando le pratiche dei comportamenti responsabili”. “Dobbiamo programmare il domani e lo stiamo già facendo ma non bisogna sbagliare i tempi”.

Il ministro ha indicato inoltre la necessità di portare sotto il livello 1 il parametro R con zero, ovvero l’indice di contagio. Questo per evitare che il Sistema sanitario nazionale venga colpito da un ulteriore tsunami, ma la strada è ancora lunga” anche perché in mancanza di un vaccino è tutto “molto difficile”.