Coronavirus manda le borse in cortocircuito: Piazza Affari e Wall Street in negativo

17 Marzo 2020, di Alessandra Caparello

Volatilità è la parola d’ordine che caratterizza le piazze finanziarie nelle ultime ore alle prese con l’emergenza coronavirus. Il Ftse Mib dopo aver aperto in rialzo di oltre 4 punti, ha poi rallentato il passo arrivando a perdere oltre un punto percentuale, per tornare in positivo e ora viaggia attorno allo 0,15%. Prima dell’apertura delle negoziazioni la Consob è intervenuta per vietare le vendite allo scoperto su un paniere di 20 titoli.

Lo spread BTp/Bund accelera a metà giornata, portandosi sui massimi infraday e al momento il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si attesta a 280 punti base. Apertura in territorio positivo per Wall Street con il Dow Jones che sale dell’1,80% a 20.553,21 punti, il Nasdaq del 2,48% a 7.081,46 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 2,37% a 2.444,55 punti ma ora la borsa di New York segna una flessione di poco meno l’1%.

L’analisi di UBS

Come afferma Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS per l’Italia, i mercati sembrano essere in cortocircuito.
L’indice americano S&P 500 ha vissuto tra le peggiori giornate dal lunedì nero del 1987. L’indice di volatilità VIX, soprannominato “l’indice della paura”, ha raggiunto un livello di 80 che si confronta con una media di lungo periodo di 20. Anche il mercato obbligazionario ha subito ingenti perdite, sia per quanto riguarda i titoli di stato del Sud Europa che il credito high yield.

Secondo l’analista, sicuramente la reazione dei mercati delle ultime ore e delle ultime settimane è stata amplificata da fenomeni tecnici.

Per gli investitori che ritengono però di essere già troppo esposti in questa fase, la nostra filosofia è di non discostarsi troppo dalla propria asset allocation e magari di sfruttare questi movimenti di mercato per ribilanciare, anche frequentemente, i portafogli. Per chi sente di dover ridurre la volatilità, oltre alla diversificazione geografica, si possono utilizzare le obbligazioni con rating elevato (magari con scadenze più a lungo termine), l’oro, oltre a mantenere abbastanza liquidità da evitare di attingere agli investimenti nei momenti più critici.