Coronavirus, gli uomini più colpiti dal virus rispetto alle donne

10 Ottobre 2020, di Massimiliano Volpe

Coronavirus, gli uomini più colpiti dal virus rispetto alle donne

A quasi un anno dallo scoppio della pandemia, i numeri parlano chiaro: con un’incidenza di ricoveri di uomini superiore di 1,5 volte rispetto alle donne, che arriva a 3-4 volte nel caso di ricoveri nelle terapie intensive e un tasso di mortalità quasi doppio, Covid-19 potrebbe candidarsi a entrare nel novero delle malattie di genere.

I motivi di questo squilibrio di genere sono stati affrontati nella quarta giornata del Festival della Scienza Medica di Bologna da professor Giovanni Scambia dell’università Cattolica di Roma: il suo è stato uno dei 4 interventi che hanno illustrato i progetti di ricerca di contrasto a Covid-19 di 4 università italiane – oltre al Sacro Cuore, l’università degli Studi di Milano, l’università di Padova e l’iniversità della Calabria – finanziati dal Gruppo Intesa Sanpaolo.

Scambia ha illustrato i fattori che possono spiegare alcune differenze di genere nell’incidenza e nell’evoluzione clinica della malattia:

“anche se siamo sono agli inizi, credo ci siano ipotesi di tipo biologico che spiegano i dati epidemiologici rilevati – ha detto il Professore. –
I dati provenienti da molti paesi hanno evidenziato uno squilibrio di genere per gravità e tasso di mortalità. Quello che emerge è che, anche a parità di casi di contagio, la mortalità e l’incidenza della malattia sono differenti in uomini e donne”.

Come spiegare questa diversità? “Va considerato senza dubbio il sistema immunitario, che mostra una differente suscettibilità tra sesso maschile e femminile rispetto alle infezioni virali, un dato che emerge anche per altre infezioni, come l’HIV o l’Epatite B.
Questo perché le cellule deputate all’immunità innata sono molto più attive nelle donne, così come la produzione di anticorpi. È possibile – continua il Professor Scambia – che responsabili di questo siano gli ormoni sessuali che influenzano, ad esempio, l’attività dei linfociti: gli estrogeni in particolare attivano attività linfocitarie specifiche.
A ciò si aggiungono anche differenze a livello di cromosomi X e Y, il che spiega anche la maggior incidenza di malattie autoimmuni nelle donne”.

Proteine e stili di vita

Per quanto riguarda SARS-CoV-2, la differenza di genere si gioca al livello delle due proteine che sono implicate nella penetrazione del virus:

“si tratta di ACE2 e proteasi, proteine di membrana che sono differentemente espresse negli uomini e nelle donne: ACE2 è più frequente nei maschi, la proteasi è più espressa nel tessuto prostatico.  Gli esperimenti in vitro confermano il ruolo degli ormoni: più bassa è la presenza di estrogeni, più alta è la produzione delle proteine, mentre gli androgeni ne aumentano la produzione”.

Anche le reazioni alle terapie antiretrovirali sono differenti; alle differenze di natura biologica si aggiungono poi abitudini e stili di vita:

“gli uomini mediamente hanno più comorbilità delle donne (ad esempio malattie croniche polmonari o cardiovascolari correlate ad abitudini come il fumo), la maggior mobilità li espone a più rischi, o si lavano con meno frequenza le mani”.