Coronavirus: all’estero pochi controlli, il virus è una questione italiana

28 Febbraio 2020, di Massimiliano Volpe

La diffusione del coronavirus sembra un caso che riguarda solo Cina e Italia. Nei principali Paesi europei e in nord America, dopo il clamore sollevato in gennaio a seguito delle notizie legate alle drastiche misure di contenimento prese nella città di Wuhan, la questione del virus era finita nel dimenticatoio. Non solo per i media ma anche per chi  gestisce la sanità in quei Paesi.

Secondo le fonti contattate da Wall Street Italia in Germania e negli Stati Uniti come anche in Francia i controlli con termo scanner negli aeroporti non erano stati attivati come da noi in Italia.
Si può viaggiare in tutta tranquillità da un Paese all’altro senza essere sottoposti a nessun tipo di misura precauzionale. Anche i collegamenti diretti di questi Paesi con la Cina sono ancora operativi.

La linea tenuta dalla Germania è stata confermata anche nei giorni scorsi dal ministro della Salute tedesco Jens Spahn a margine del mini-vertice Ue sull’emergenza coronavirus svoltosi a Roma: “Nei casi dei rientri dalla Cina, con la misurazione della febbre negli aeroporti – sia in partenza che al rientro – spesso il contagio da coronavirus non veniva riconosciuto, perché si trattava di casi privi di sintomi: per quanto ci riguarda, ci asterremo dunque dalla misurazione della febbre, ma se altri lo fanno lo rispettiamo.
Un atteggiamento improntato alla razionalità e a evitare inutili allarmismi” ha spiegato Spahn.

Adesso però la situazione è completamente cambiata. L’emergenza in Italia ha riportato di attualità il coronavirus nei principali Paesi europei e in nord America. Come potete verificare nelle principali pagine dei quotidiani online di mezzo mondo il coronavirus sembra una cosa solo italiana.
Tanto che i viaggiatori e le merci provenienti da Lombardia e Veneto adesso vengono messi in quarantena in alcuni dei principali aeroporti internazionali.

Quasi che il coronavirus sia solo una questione italiana.