Corea del Nord: e se la situazione sfuggisse di mano?

5 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La Corea del Nord ha dispiegato una rampa di lancio mobile con un secondo missile a medio raggio e ha chiesto alla Russia di prepararsi a fare rimpatriare lo staff della sua ambasciata. E’ quanto ha riportato l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, citando fonti governative di Seul. Gli Stati Uniti sono in stato di allerta, con la Casa Bianca che ha affermato che saranno prese “tutte le precauzioni necessarie”.

Riguardo ai due missili di tipo “Musudan” dispiegati da Pyongyang, questi sono stati trasportati sulle coste orientali nordcoreane e montati su delle rampe di lancio mobili; il “Musudan” – presentato per la prima volta durante una parata militare nel 2010 – ha una gittata teorica di 3mila chilometri, 4mila con una testata leggera, e sarebbe quindi in grado di raggiungere anche il Giappone o le basi militari statunitensi sull’isola di Guam.

Mentre gli analisti politici e militari sembrano tutti abbastanza sicuri che le minacce di un attacco nucleare agli Stati Uniti da parte del leader nordcoreano Kim Jong Un siano solo intimidazioni, non si può negare il fatto che la penisola coreana è uno dei luoghi più pesantemente militarizzati sulla Terra. In quest’ottica sono diversi gli scenariche vengono prospettati dagli esperti, qualora la situazione dovesse sfuggire di mano.

Secondo le teorie più accreditate in questo momento negli Stati Uniti un attacco del Nord Corea si presenterebbe come un massiccio attacco di terra sostenuto da fuoco di artiglieria. Non si può dimenticare a questo proposito che l’esercito nordcoreano è il quarto più grande al mondo, con un numero di di effettivi che si aggira intorno a 1.1 milioni di unità contro i 690 mila della Corea del Sud.

Ciò detto, in caso di attacco, la risposta della Corea del Sud sarebbe altrettanto violenta. Gli esperti sottolineano a questo proposito che mentre le armi della Corea del Nord sono obsolete (risalgono all’epoca dell’alleanza con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda) quelle di Seul sono molto più avanzate, grazie alle moderne attrezzature fornite dagli Stati Uniti. Non solo.

Una avanzata di Pyongyang presupporrebbe l’attraversamento delle 28.000 truppe statunitensi di stanza lungo la zona demilitarizzata che separa i due paesi.

Resta da vedere la posizione della Cina. Se è vero che la Corea del Nord può in teoria può contare sull’appoggio di Pechino, che disponde l’esercito più grande al mondo, resta da capire se la nuova leadershio del Partito Popolare Comunista ha interesse a essere coinvolta in un conflitto di tale portata.

In teoria, stando alle ultime dichiarazioni ufficiali, non dovrebbe: la Cina ha segnalato il suo disappunto nei confronti delle provocazioni recenti della Corea del Nord, votando a favore di una risoluzione delle Nazioni Unite che imporre sanzioni in risposta all’annuncio della Corea del Nord di un test nucleare il 12 febbraio.

Quindi, se un attacco tradizionale è impossibile da vincere, quali sono le opzioni di Kim? La peggiore, dicono gli esperti, quella atomica. Ma il range dei missili nucleari nordcoreani non e’ ancora sufficiente a raggiungere le coste occidentali americane. Arriverebbe pero’ a colpire Corea del Sud e basi militari Usa.
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Secondo il Centro di studi internazionali e di ricerca, un’agenzia apartitica francese, la Corea del Nord dispone di un arsenale di armi di distruzione di massa tra i più grandi al mondo.

Secondo Jack A. Smith, giornalista di Activist Newsletter “L’obiettivo ultimo delle minacce di Kim Jong-Un è quello di alzare il livello di tensione a tal punto da spingere gli Stati Uniti ad un colloquio bilaterali e, eventualmente, un trattato di pace, che porterebbe a un rimozione delle truppe straniere. Si tratterebbe in pratica di un primo passo per una successiva riunificazione tra il Nord e il Sud della Corea. Tuttavia ho il sospetto – conclude Smith – che l’amministrazione Obama non abbia nessuna intenzione di firmare un trattato di pace , soprattutto ora che la Casa Bianca percepisce il rischio di perdita della sua supremazia geopolitica globale proprio a favore dell’area asiatica”.