Controlli sui capitali. “Fmi ha scelto la via della schiavitù”

17 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Controlli sui capitali:  una realtà che Cipro e la Grecia conoscono molto bene. E una realtà che potrebbe diventare la regola in tutto il mondo. Steve H. Hanke, professore presso la John Hopkins University, ricorda come anche il Fondo Monetario Internazionale abbia accettato tale opzione. In realtà, dice Hanke:

“i controlli sui capitali come panacea per risolvere i problemi economici non sono nulla di nuovo. Il loro pedigree risale ai tempi di Platone, il padre dello statismo. Ispirato da Licurgo, il tiranno di Sparta, Platone abbracciò l’idea di una moneta non covertibile, come strumento per preserbare l’autonomia dello stato da interferenze esterne”.

Sempre guardando alla storia, il professore consiglia a chi è a rischio di cadere vittima dell’incantesimo dei controlli sui capitali, di leggere un classico di Friedrich Hayek, scritto nel 1944, che porta il titolo di “The Road to Serfdom” (ovvero la Via della Schiavitù, pubblicato anche con il titolo “Verso la Schiavitù):

“Non c’è modo migliore di illustrare il modo in cui il controllo sull’economia finisce con il diventare il controllo sulla vita intera che non attraverso l’esempio dei mercati dei cambi. Niente, a prima vista, sembra più lontano dal condizionare la vita privata di un controllo che lo stato esercita sugli scambi che avvengono sul mercato delle valuta estere, e la maggior parte della gente guarderà a questa introduzione con una totale indifferenza. E tuttavia l’esperienza della maggior parte dei paesi continentali ha insegnato a chi riflette di guardare a questo passo come a un avanzamento nella via che porta al totalitarismo e alla soppressione della libertà individuale. Si tratta, infatti, di una completa consegna dell’individuo alla tirannia dello stato, alla soppressione di qualsiasi via di fuga- non solo per i ricchi, ma per tutti”.

Da sottolineare, come scritto in uno stesso articolo pubblicato sul sito della Bce, che “Hayek aveva opinioni molto decise sull’idea di una Unione Monetaria in Europa, un’idea che si trovava in uno stadio appena embrionale quando arrivarono i suoi primi commenti, nel 1978: il suo proprio schema, basato sulla competizione tra le valute, sembrava ad Hayek sia preferibile che più praticabile che non ‘lo schema utopistico di introdurre una nuova moneta europea, che alla fine avrebbe avuto solo l’effetto di rafforzare in modo più profondo e fonti e le radici di tutti i mali monetari, il monopolio del governo sull’emissione e il controllo della moneta”.

Dal pensiero di Hayek, si sviluppa quello del professore americano, che afferma, dopo aver citato l’economista, che:

“l’imposizione dei controlli sui capitali porta a una riduzione istantanea nel benessere di un paese, dal momento che tutti gli asset perdono valore”.

Ancora, Hanke:

“La piena convertibilità è l’unica garanzia che protegge i diritti che la gente detiene su quanto appartiene a essa. Anche se i governi non fossero particolarmente attratti da teorie che si basano sul principio della libertà, la prospettiva di vedere ogni asset di un’economia perdere velocemente valore come risultato dell’imposizione di controlli sui capitali dovrebbe far pensare le autorità. E questo ci porta alla Cina, paese con massicci controlli sui capitali, con una valuta che non può essere convertita”.

Ma:

“dopo anni in cui ha trattato con Pechino per rimuovere i controlli, ora l’Fmi chiude un occhio e, quello che è peggio, abbraccia “in via temporanea” quelle misure che sono state concepite per  bloccare ulteriormente i flussi di capitali. L’Fmi ha scelto la via della Schiavitù”.