Conte stringe su revoca ad Aspi, Atlantia: si rischia il default

13 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Il titolo Atlantia cede oltre il 13,5% intorno alle 15 e 30 di lunedì. Ad abbattersi sulla capogruppo di Autostrade per l’Italia è la prospettiva sempre più concreta di una revoca delle concessioni autostradali da parte del governo.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a colloquio con La Stampa e Il Fatto, ha rilasciato dichiarazioni che non lasciano spazio a molti dubbi: l’ultima offerta presentata dalla holding sul nuovo assetto della concessione non ha soddisfatto i negoziatori dell’esecutivo. A questo punto, ha fatto sapere il premier, l’ipotesi-revoca sarà presentata in Consiglio dei ministri e la decisione sarà assunta in modo collegiale. Per la verità, le posizioni in seno alla maggioranza sono piuttosto divergenti sulla questione: per Italia Viva e per il Partito democratico la possibilità di finalizzare la revoca sarebbe tecnicamente complicata e aprirebbe la porta a una difficile battaglia legale. Favorevoli alla revoca, invece, il Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali.

“I Benetton”, la famiglia di riferimento della holding Atlantia, “non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”, ha detto il presidente del Consiglio in un’intervista rilasciata a La Stampa. Non si può escludere che quella presentata direttamente ai giornali da Conte non sia una mera minaccia finalizzata a strappare maggiori impegni da Atlantia in sede negoziale.

Nel fine settimana Atlantia aveva presentato all’esecutivo un’offerta che includeva 3,4 miliardi di euro fra investimenti aggiuntivi e riduzioni ai pedaggi. Atlantia aveva, inoltre, dato l’ok per una riduzione nell’azionariato di Aspi, dall’88 al 50%.

Nel frattempo, però, la strada della revoca sembra avvicinare Aspi al baratro del default – eventualità che i mercati sembrano prendere in considerazione a giudicare dalla reazione vista oggi a Piazza Affari.

E’ stato calcolato che l’eventuale revoca, in seguito alla riduzione delle penali prevista dal dl Milleproroghe, avrebbe un peso pari a 20 miliardi di euro su Aspi. A farlo sapere è l’ad di Atlantia, Carlo Bertazzo in un’intevista a Repubblica nella quale si afferma che il debito di Aspi è detenuto in gran parte detenuti da investitori istituzionali e grandi istituzioni finanziarie italiane ed europee. Una componente del valore di 750 milioni, però, sarebbero in mano a 17mila piccoli risparmiatori.