Con l’inflazione alle stelle, gli italiani preferiscono le spese per esperienza

28 Giugno 2022, di Alessandra Caparello

L’inflazione galoppa con i prezzi dei generi alimentari che subiscono forti rincari e gli italiani tentano di correre ai ripari, tagliando alcune spese. Così rispetto al maggio del 2021, la spesa in Italia per l’abbigliamento a maggio dell’anno corrente è calata del 3%, quella nell’elettronica del 18%, quella nei mobili e negli oggetti per la casa del 12%. Al contrario si è speso addirittura il 181% in più nel lodging, ossia gli alloggi come alberghi, bed & breakfast e simili e ben il 42% in più nei ristoranti. Emerge da una ricerca del Mastercard Economics Institute, il centro di ricerca economica di Mastercard.

Gli italiani scelgono la spesa per esperienza

Gli italiani stanno privilegiando la spesa per l’esperienza rispetto a quella “per le cose”, afferma Natalia Lechmanova, senior economist e responsabile per l’Europa e il Medio Oriente dell’istituto di ricerca. Il ritorno dell’economia dell’esperienza si conferma un trend a livello globale, con una spesa esperienziale del 34% superiore ai livelli del 2019 privilegiando bar e discoteche (72%), ma anche parchi divertimento, musei, concerti e altre attività ricreative (35%). Dalla scorsa estate, tuttavia, è in Paesi come l’Italia che la spesa del turismo internazionale per le esperienze ha particolarmente superato quella in beni materiali, dove entrambe le categorie di spesa sono risultate al di sopra dei livelli del 2019, rispettivamente in crescita del 68% e del 23%.

In un contesto dove i viaggi, sia di turismo che d’affari, hanno superato il livello del 2019. Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard, spiega:

“Nelle fasi di riapertura degli anni precedenti si cercava il piccolo borgo, il viaggio non di gruppo, nella famiglia ristretta, ora invece tornano a crescere anche i villaggi e le crociere ma soprattutto c’è una grande voglia di andare verso l’esperienza. Voglia di spendere tempo all’aria aperta, di trattenersi con amici, di andare a visitare musei e di avere qualcosa che rimane. Si vuole portare a casa il massimo da ogni viaggio”.

Dall’analisi inoltre emerge che l’inflazione sta erodendo i risparmi degli italiani. I consumatori stanno iniziando a usare gli extra risparmi accumulati, che durante la pandemia sono arrivati a 148 miliardi. Dagli 86 miliardi del 2020, corrispondenti al 9% delle spese per consumi personali, si è scesi a 62,1 miliardi nel 2021 e a 16,3 miliardi nello scorso aprile, pari all’1,4% della spesa per consumi personali.

L’inflazione in Italia a maggio sale del 6,8%

Proprio nel mese di maggio l’inflazione è tornata a correre, salendo a un livello che non si registrava da novembre 1990. In particolare, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua (da +6% del mese precedente) in lieve calo rispetto alla stima preliminare, che era +6,9%.

Lo rilevano i dati Istat, secondo cui l’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale, dopo il rallentamento di aprile, si deve ai prezzi di diverse tipologie di prodotto e in particolare dei beni energetici, la cui crescita è passata da +39,5% di aprile a +42,6% a causa degli energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,9%), e i cui effetti e si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione.

Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%).

Tuttavia l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe frenare nella seconda metà dell’anno secondo le ultime stime del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze), presenti nell’introduzione al programma di emissione di titoli pubblici nel terzo trimestre dell’anno, secondo cui, nel secondo trimestre, il Pil “ha ripreso slancio dopo una partenza lenta”. Più complicata la seconda metà dell’anno, che “si presenta più sfidante, anche per via della salita dei tassi di interesse e dello spread, ma la crescita trimestrale del Pil dovrebbe rimanere lievemente positiva”.