Complotto inglese contro il prosecco: “danneggia i denti”

1 Settembre 2017, di Alberto Battaglia

Il prosecco danneggia i denti: questo monito scattato dalle pagine della stampa britannica ha innescato un turbine di polemiche e di teorie più o meno complottistiche sull’origine di queste affermazioni, provenienti dal London Centre for Cosmetic Dentistry. Una fonte esperta, almeno sulla carta, della materia dentistica.

Varie le reazioni di condanna e di rimpallo di accuse da parte della politica italiana: per il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, la notizia è una “fake news”; il governatore del Veneto, patria del prosecco, Luca Zaia ha parlato di una “crociata contro i prodotti italiani, mentre la presidente del Friuli Debora Serracchiani prova a smorzare i toni: “Dopo la Brexit in Gran Bretagna c’è bisogno di aiutare i cittadini a ritornare a sorridere. Preso a piccole dosi, il nostro prosecco può fare miracoli”.

A proposito di Brexit, era stato proprio Boris Johnson, fra i maggiori protagonisti della campagna a favore dell’uscita dall’Ue a parlare di prosecco in un colloquio con il ministro Calenda “tu vendi un sacco di prosecco in Gran Bretagna, e ce lo [di restare nel mercato unico Ndr.] perché non vuoi perdere l’export di prosecco”.

Un parere di provenienza più tecnica è poi arrivato da una contro-intervista pubblicata dal Messaggero, nella quale un dentista punta il dito contro la scarsa igiene dentale come vera causa dei danni allo smalto. “Anziché prendersela con le bevande zuccherate e gassate più diffuse si attacca strumentalmente un prodotto naturale”, è stato invece il fendente della Coldiretti.

Secondo l’organizzazione si è trattato di “un tentativo maldestro per screditare il prosecco dopo che la Gran Bretagna è diventata nel 2016 il primo mercato mondiale di sbocco dello spumante italiano, con le bottiglie esportate che hanno fatto registrare un aumento record del 33% per un valore di 366 milioni di euro, mai registrato prima”.

I dentisti britannici, nel frattempo, hanno consegnato una replica: “Abbiamo dato lo stesso messaggio ai compratori di soft drink americani, champagne francesi e frullati fatti in casa”.