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Come posizionare i portafogli in tempi di guerra: perché i beni rifugio non bastano più

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tengono banco sui mercati internazionali, rendendo meno efficaci rispetto al passato le tradizionali strategie difensive di portafoglio. Secondo diversi strategist internazionali, oggi gli investitori devono adottare un approccio più articolato alla costruzione dei portafogli, puntando su una diversificazione più ampia e su asset capaci di reagire a scenari di inflazione, shock energetici e volatilità finanziaria.

Beni rifugio meno prevedibili

Storicamente, nelle fasi di crisi geopolitica gli investitori hanno cercato protezione in asset come oro, valute rifugio e titoli di Stato. Ma questa volta il comportamento dei mercati appare meno lineare. Secondo Tim Murray, Capital Markets Strategist della divisione Multi-Asset di T. Rowe Price, i classici beni rifugio non stanno offrendo la stessa protezione osservata in episodi simili del passato.

Il caso più evidente è quello dell’oro. Il metallo prezioso ha attirato ingenti flussi speculativi nell’ultimo anno, assumendo in parte le caratteristiche di un asset guidato dal momentum più che di una copertura puramente difensiva. Quando il posizionamento degli investitori diventa troppo affollato, anche un bene rifugio può registrare forti oscillazioni.

Anche le valute tradizionalmente considerate sicure mostrano segnali di debolezza. Lo yen giapponese, ad esempio, è influenzato da fattori domestici come l’incertezza sulla politica monetaria e sul percorso fiscale del Giappone, che ne stanno aumentando la volatilità e riducendo la sua affidabilità come hedge contro il rischio globale.

Materie prime e asset reali come copertura

In uno scenario di conflitto prolungato, molti strategist indicano nelle materie prime e negli asset reali un elemento chiave di protezione. Secondo Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group, questi strumenti tendono a comportarsi bene durante gli shock dal lato dell’offerta e rappresentano storicamente una copertura efficace contro l’inflazione. Un eventuale blocco delle rotte energetiche o delle catene di approvvigionamento — come dimostrano le tensioni legate allo Stretto di Hormuz — può far impennare i prezzi delle materie prime e mettere sotto pressione le economie più dipendenti dalle importazioni di energia.

In queste fasi i mercati azionari delle economie fortemente energivore possono reagire negativamente. È il caso della Corea del Sud, dove l’indice KOSPI ha subito forti correzioni dopo il rialzo del petrolio e le preoccupazioni sulle catene di fornitura dei semiconduttori.

L’importanza della diversificazione

Uno dei messaggi principali che emerge dalle analisi degli strategist è che nessun asset può garantire protezione in ogni tipo di crisi. La scorsa settimana, ad esempio, diversi strumenti tradizionalmente difensivi hanno mostrato comportamenti inaspettati: i titoli del Tesoro statunitensi hanno perso terreno a causa dei timori inflazionistici, mentre anche il franco svizzero e lo yen hanno registrato movimenti contrari al loro ruolo storico di valute rifugio.

Questo dimostra che il comportamento degli asset dipende dalla natura specifica dello shock economico. Per questo motivo, sottolinea Hooper, gli investitori non dovrebbero affidarsi a un singolo bene rifugio ma considerare un paniere diversificato di strumenti difensivi. Tra questi possono rientrare il dollaro statunitense, alcune scadenze dei Treasury, l’oro, valute rifugio e strategie di copertura basate su derivati e opzioni per gestire la volatilità.

Opportunità nelle azioni

Nonostante l’incertezza, alcuni segmenti del mercato azionario possono offrire opportunità. Tra questi, Murray segnala le small cap statunitensi, che presentano valutazioni relativamente interessanti e ricavi maggiormente legati al mercato domestico. In un contesto in cui l’economia americana continua a espandersi, queste società potrebbero beneficiare di una minore esposizione alle tensioni commerciali globali.

Naturalmente lo scenario cambierebbe se il conflitto si trasformasse in uno shock energetico duraturo capace di rallentare l’intera economia mondiale.

Una nuova logica per i portafogli

In definitiva, la fase attuale richiede un ripensamento delle strategie di protezione. L’incertezza geopolitica si combina con trasformazioni strutturali come la diffusione dell’intelligenza artificiale, i cambiamenti nelle politiche industriali e la ridefinizione delle catene globali di approvvigionamento. In un mondo dove i beni rifugio tradizionali sono più rari e meno prevedibili, la chiave per affrontare periodi di tensione resta una sola: diversificazione ampia, esposizione agli asset reali e una gestione dinamica del rischio.

Per gli investitori, la vera difesa non è più un singolo asset, ma la capacità del portafoglio di adattarsi rapidamente a scenari globali sempre più complessi.