Come M5S vuole cambiare Bankitalia

19 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Se il MoVimento 5 Stelle salirà al governo – e secondo il suo fondatore dovrà farlo entor un anno di tempo altrimenti “andiamo tutti a casa” – una delle riforme che attuerebbe sarebbe quella della Banca d’Italia.

Come spiegato in un intervento da alcuni esponenti del movimento, seconda forza politica in Italia a giudicare dai sondaggi e contando il numero di seggi in Parlamento, con la proposta del M5S via Nazionale diventerebbe pubblica, trasparente, indipendente e autorevole.

Va osservato comunque che, naturalmente, l’assetto dell’istituto centrale nazionale dipenderà da quale moneta circolerà in Italia. Il M5s di Beppe Grillo, infatti, cavalcando anche l’onda lunga del voto popolare sulla Brexit, è favorevole a indire un referendum sul tema della moneta unica, per chiedere al popolo italiano, che non è mai stato interpellato direttamente sulla questione, cosa ne pensa.

Per rendere indipendente Bankitalia, il movimento propone di istituire una commissione parlamentare di vigilanza, già esistente nel 1992, che elegga 12 dei 13 membri della banca centrale. Il 13esimo sarebbe scelto invece dalla conferenza Stato-Regioni. In questo caso non sarebbero dunque più i soci privati a scegliere chi guida l’istituto.

Il controllo dell’organo incaricato di assicurare la stabilità dei risparmi dei cittadini verrebbe garantito proprio tramite il rendiconto periodico fornito al governatore e alla commissione parlamentare. Ai tempi della lira sarebbe stato possibile, ma così no.

Perché l’organo sia indipendente dalla politica e dai partiti e sia soggetto al Tesoro e alle audizioni parlamentari (come è giusto che sia perché il denaro pubblico deve essere controllato da persone che non siano gli stessi politici disposti a tutto pur di farsi eleggere, come ha ammesso candidamente un congressman americano in un libro di recente uscita), l’indipendenza deve essere sinonimo di mantenimento del potere d’acquisto del cittadino medio. Com’era per la Bundesbank ai tempi del marco.

Stop ai conflitti di interesse

Con l’attuale statuto tanti personaggi governatori di Bankitalia, avvicinandosi alla fine del loro mandato, potrebbero favorire le banche cercando di garantirsi un posto presso un istituto centrale. Per combattere questo fenomeno delle “porte girevoli”, il M5S propone un metodo citato in un passaggio di uno studio della Banca centrale di Svezia, chiamato cooling off.

Prevede l’imposizione di uno stop forzato pari al numero di anni di ogni mandato agli amministratori uscenti della banca centrale. Nel caso di Bankitalia, il M5S propone che per sei anni di tempo gli amministratori uscenti di via Nazionale non possano lavorare per banche e altri soggetti che prima vigilavano.

Chi è amministratore, poi, non potrà inoltre usufruire dei finanziamenti agevolati delle proprie banche. I finanziamenti concessi dalle banche amministrate agli amministratori hanno fatto si che spesso i “prestiti di questi amministratori non siano stati ripagati”.

Mai più risparmi bruciati da bail-in

Per evitare il ripetersi del caso delle quattro banche salvate, che ha gettato sul lastrico centinaia di obbligazionisti di bond subordinati. Il M5S chiede di apportare modifiche al testo unico della finanza sulla base della quale viene reintrodotto gli scenari probabilistici all’interno dei prospetti informativi.

Indicano in maniera molto chiara la percentuale di rischio che è collegato a quel prodotto finanziario che andiamo ad acquistare. “Tutti possono facilmente comprendere il rischio a cui il proprio capitale sta andando incontro”.

La scelta di eliminarli è stata fatta nel 2011 dalla Consob, nello specifico “dal presidente Giuseppe Vegas che è ancora in carica”. “Per questo motivo chiediamo che vengano immediatamente ripristinate