Climate change rischia di minare stabilità sistema finanziario

4 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

I cambiamenti climatici rischiano di rappresentare una vera e propria bomba pronta ad esplodere, mettendo a rischio la stabilità del sistema finanziario su scala globale: i danni alle infrastrutture causati da eventi estremi come frane e alluvioni e il calo di produttività delle imprese potrebbero far impennare i fallimenti delle banche (da +26% fino a +248%) mentre il salvataggio di quelle insolventi costerebbe ai governi circa il 5-15% del Pil all’anno, con un’esplosione del debito pubblico che potrebbe arrivare a raddoppiare nel 2100.

A stimarlo è lo studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change da quattro ricercatori italiani che lavorano presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università Bocconi, il Politecnico di Milano e l’Rff-Cmcc European Institute on Economics and the Environment (Eiee).

L’approccio utilizzato nello studio prevede l’uso di un modello ad agenti eterogenei (agent-based), che permette di descrivere il sistema economico a livello di singoli attori (imprese, banche, decisori politici, ecc.), esposti ai danni dei cambiamenti climatici, che derivano endogenamente dalle emissioni dell’economia. Date le incertezze relative sia alle proiezioni future delle emissioni che dei danni macroeconomici associati al cambiamento climatico, sono stati presi in esame diversi scenari di emissione e diverse ipotesi di impatto, per mostrare quanto i risultati fossero robusti per queste diverse assunzioni.

Rischio impennata fallimenti

“L’idea alla base della nostra ricerca era cercare di capire quanto gli impatti dei cambiamenti climatici influenzino il settore bancario. Gli impatti in realtà sono impatti a livello d’impresa, perché vanno a ridurre la produttività o mettono a rischio gli stock di capitale. Questi però hanno il potere di influenzare, per effetto del fallimento delle aziende, il sistema finanziario. In particolare, volevamo comprendere quanto il sistema delle banche potesse essere messo in crisi dalle perdite dovute all’insolvenza delle imprese, e di quanto aumentassero i costi per i governi per le necessarie operazioni di salvataggio delle banche. Da un lato quindi, volevamo saggiare quanto fosse forte e stabile questo sistema, dall’altro volevamo indagare quanto il canale finanziario (detto di financial distress), dato dal deteriorarsi delle condizioni di bilancio delle banche, avesse un impatto sulla crescita economica. Sappiamo infatti che quando le banche sono sotto stress danno meno credito alle imprese, che quindi hanno a disposizione meno fondi per investire, con una riduzione ulteriore della crescita” ha spiegato il primo autore dello studio Francesco Lamperti, di Scuola Superiore Sant’Anna ed Eiee.

“Il risultato principale”, ha aggiunto Massimo Tavoni, Direttore di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e professore al Politecnico di Milano, “è che il cambiamento climatico avrà un impatto sostanziale sul mondo della finanza: dai nostri risultati appare chiaro che mentre la probabilità di sopravvivenza delle imprese si riduce di circa tre volte, il rischio di fallimento delle banche arriva a raddoppiare. Questo a sua volta implica dei costi ulteriori per la finanza pubblica, dove ci aspettiamo un aumento del 5%-15% di PIL che deve essere speso ogni anno per ripianare le perdite delle banche e assicurare il loro salvataggio”.

Finanza sotto la lente

Che i cambiamenti climatici influenzeranno negativamente la crescita economica, sia riducendo la produttività dei lavoratori che quella dello stock di capitale delle imprese, è ormai un risultato noto. Questo studio di Nature Climate Change evidenzia come questi effetti saranno aggravati dagli effetti, finora inesplorati, sul sistema bancario.

“Quello che ci siamo chiesti”, continua Valentina Bosetti, senior scientist a RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e professoressa all’Università Bocconi di Milano, “è quanto degli effetti negativi sulla crescita economica siano direttamente attribuibili agli impatti diretti dei cambiamenti climatici e quanto invece derivino dal canale che abbiamo studiato, quello del sistema finanziario. Ed ecco quello che abbiamo osservato: il 20% della riduzione della crescita dovuta al cambiamento climatico è attribuibile a questo canale finanziario”.

Un altro risultato interessante dello studio riguarda le possibili misure correttive che i regolatori finanziari possono implementare per ridurre questi rischi, in particolare attraverso le politiche macro-prudenziali, che sono progettate per mitigare il rischio di solvibilità del sistema finanziario.

“Lo studio ha evidenziato,” ha continuato Andrea Roventini, professore presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, “come, in presenza di impatti da cambiamento climatico, il regolamentatore finanziario può richiedere alle banche di fissare un limite ai prestiti erogati alle imprese che tenga conto anche dell’andamento del clima, così da minimizzare i rischi a cui il sistema finanziario si espone”.