Citigroup: mancano titoli su cui investire

29 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Citigroup segnala l’assoluta carenza di titoli su cui investire nei mercati. La quantita’ a disposizione per gli operatori si trova a livelli ancora nettamente inferiori a quelli pre crisi.

Come si vede nel grafico pubblicato nell’ultimo report della banca americana, complici anche le azioni di allentamento monetario straordinario delle banche centrali, Eurozona, Usa e Giappone stanno riscontrando da dieci anni livelli bassi del numero dei titoli emessi.

Le barre arancioni indicano l’effetto delle droghe di Fed, Bank of Japan e Bce. La linea rossa segnala invece l’ammontare netto dei titoli emessi dopo quegli interventi, utile per capire gli asset che gli investitori possono comprare.

Come prevedibile, e’ netto il balzo di debito governativo emesso nel periodo 2009-10, quando i deficit fiscali si sono gonfiati. Negli ultimi anni i titoli pubblici emessi si sono ridotti, ma rimangono su livelli molto piu’ alti di quelli precedenti alla crisi.

Apparentemente sono pero’ l’unica classe di asset ad aver registrato un simile andamento in crescita rispetto a 7 anni fa.

L’incremento di bond societari dal 2007 e’ meno intuitivo, considerando che le aziende hanno di solito preferito mantenere un approccio conservativo nella gestione dei bilanci, cercando di ridurre al minimo operazioni di fusione e acquisizione e le spese per capitale (Capex).

A ogni modo l’emissione di debito rimane una componente relativamente modesta. Dopo l’incremento visto nel biennio 2009-2010, con il calo della leverage a disposizione le imprese sono tornate alle strategie piu’ tradizionali.

Quando si toglie l’impatto degli interventi massicci delle banche centrali, fa ancora piu’ impressione la pesante riduzione dell’offerta di nuovi asset a disposizione per gli investitori finanzirari.

A parte un breve periodo nel primo semestre del 2011 (durante il quale i mercati non sono andati bene) l’universo finanziario su cui investire e’ cresciuto di meno di 2 mila dollari l’anno negli ultimi tre anni: meta’ del tasso di crescita a cui eravamo abituati in precedenza.

Anzi, in alcuni trimestri, il tasso di crescita delle emissioni e’ stati praticamente pari a zero. Questo effetto collaterale che i bazooka di Bernanke e Draghi stanno avendo sui mercati, avverte Citigroup, e’ “ampliamente sottovalutato”.