Citi su Europa e Usa: due milioni di licenziamenti solo in questo settore

1 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Le nuove tecnologie potrebbero sfoltire fino al 30% dei lavoratori impiegati nel settore bancario nei prossimi dieci anni: queste le proiezioni contenute in un report redatto da Citigroup.

Citi parla nel suo rapporto di perdite di posti di lavoro superiori a 1,8 milioni di unità rispetto ai livelli correnti, che interesseranno sia gli Stati Uniti che l’Europa. A essere colpite, saranno soprattutto le filiali e dunque il personale che vi lavora. Dal periodo precedente il picco della crisi finanziaria, ci sono state già corpose riduzioni nel personale delle banche. D’altronde, il numero degli sportelli soltanto negli Stati Uniti è in calo -15% rispetto al record del 2007.

Complessivamente, gli analisti di Citi prevedono nei prossimi 10 anni una riduzione dello staff, sempre rispetto ai livelli massimi precedenti la crisi, fino a un range compreso tra -40% e -50%.

A guidare la drastica riduzione del personale sono due fattori essenziali: uno è la diffusione delle tecnologie che permettono l’erogazione direttamente online di un numero sempre maggiore di servizi; l’altro è la necessità di costruire strutture più snelle in risposta all’ondata di nuovi concorrenti nelle nicchie più profittevoli delle banche.

L’affermazione del Fintech, termine col quale vengono indicate la generalità di start-up operanti nel settore finanziario digitale, è stata particolarmente forte in Asia.

Secondo il report di Citi la maggioranza dei pagamenti online in Cina viene operata da soggetti non bancari come Tenpay e Alipay: quest’ultimo, per fare un paragone, veicola pagamenti 3,3 volte superiori a quelli di PayPal, la più grande fra le piattaforme omologhe americane. Anche i prestiti extrabancari del cosiddetto peer-to-peer lending sono quattro volte più diffusi in Cina rispetto agli Stati Uniti.

La protezione dell’attività di prestito resta fondamentale per il settore bancario: secondo l’analisi di Citi la concessione di prestiti vale il 56% dei profitti, mentre i pagamenti pesano solo per il 7%.

Tuttavia, il Fintech ha attirato investimenti record negli ultimi cinque anni, 19 miliardi di dollari solo l’anno scorso; erano appena 1,8 miliardi nel 2010. Non sono in pochi a pensare, dunque, che questo fenomeno finirà col mandare in fumo parecchi posti di lavoro: appena lo scorso autunno l’ex ceo di Barclays, Antony Jenkins, aveva dichiarato che le banche stessero fronteggiando diverse crisi stile “Uber”, crisi nelle quali i posti di lavoro disponibili si sarebbero potuti perfino dimezzare. “Il numero degli sportelli e delle persone (che vi lavorano) potrebbe scendere fino al 50% nell’arco dei prossimi anni”, aveva detto, considerata l’esigenza da parte delle banche di rendere sempre più automatizzate le loro attività.

Citi ha sottolineato tra l’altro che:

“dal momento che crescerà il numero delle transazioni automatizzate e quello delle transazioni effettuate tramite telefonini, crediamo che ci sarà un ribilanciamento dello staff e un passaggio dai ruoli che si focalizzano sulle transazioni a ruoli di consulenza”.

Fonte: New York Times