Cipro e la rabbia di Mosca. Medvedev: Ue come Urss

21 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nuovo piano per salvare Cipro. Dopo una giornata di consultazioni serrate, Nicosia avrebbe messo a punto un piano per evitare la bancarotta dell’isola. L’architettura del salvataggio prevede sempre il prelievo forzoso sui conti correnti, ma questa volta, solo su quelli oltre i 100 mila euro. Nelle prossime ore il presidente, Nicos Anastasiades, lo dovrebbe presentare prima ai partiti e poi – se riceverà il via libera – al voto del Parlamento. Secondo Medvedev, premier russo, nella bozza finale non sara’ presente invece nessun prelievo coatto.

E’ una corsa contro il tempo in quanto ha denunciato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, a Cipro c’è un rischio sistemico. L’accordo sul nuovo piano potrebbe scongiurare la bancarotta dell’isola, ma dopo l’ultimo no del Parlamento a Nicosia si valutano anche altre soluzioni. Secondo una fonte del governo, si sta pensando all’eventualità di nazionalizzare i fondi pensione di società statali e semi-statali che potrebbe produrre tre miliardi di euro. Non è esclusa nemmeno la possibilità di una fusione delle due maggiori banche dell’isola che ridurrebbe l’importo necessario alla ricapitalizzazione.

Intanto la Russia non fa nulla per nascondere la propria rabbia, a difesa degli oligarchi russi che da anni hanno scelto Cipro per operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Ma Medvedev non ci sta, e afferma che nel caso dell’isola “tutti gli errori che potevano essere commessi sono stati commessi”, sia dall’Unione europea che da Cipro, “che hanno agito muovendosi come un elefante in un negozio cinese”.

“Viviamo nel 21esimo secolo, sotto determinate condizioni di mercato. Tutti insistono che i diritti di proprietà dovrebbero essere rispettati”. Critico contro la decisione di Cipro di congelare il sistema bancario, Medvedev ha avvertito che se la situazione andrà avanti in questo modo, “ci saranno perdite…e si affosserà l’intero sistema bancario di Cipro, che cesserà di esistere”.

Posso solo paragonare quello che sta accadendo con le decisioni prese dalle autorità sovietiche, che non avevano alcun rispetto per i risparmi della popolazione”.

Mentre l’arcivescovo Chrisostomos II, capo della potente Chiesa greco-ortodossa cipriota, è pronto a ipotecare i beni della Chiesa in cambio di titoli di Stato, e il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, da ieri è a Mosca per cercare di ottenere un prestito di 5 miliardi di euro, la Banca Centrale europea ha deciso che le banche riapriranno solo martedì prossimo.

Secondo fonti di Bruxelles ai piani alti dell’Eurotower si starebbe valutando la creazione di una banca-ponte per tenere a freno il deflusso dei depositi e l’istituzione di una bad bank, in cui fare convergere gli asset tossici.

Ma la speculazione è in agguato. Il quotidiano di Londra, Financial Times ha segnalato che oggi sono quattro gli scenari possibili. La prima è quella più facile: chiama in causa la Russia che potrebbe essere allettata dall’aiutare Cipro se in cambio di aiuti finanziari avesse accesso alle riserve di gas sull’isola. Ma è una strada stretta dopo le dichiarazioni del premier russo, Dmitri Medvedev, che in una intervista a Repubblica ha sottolineato che quella di Cipro ”è una situazione di pre-default“.

La seconda opzione è quella che prevede un dietrofront di Cipro con Nicosia che impone il prelievo forzoso ai ciprioti. La terza strada è quella di un passo indietro sul fronte dell’austerity da parte dell’Unione europea.

Qualora Cipro potesse avere accesso al meccanismo europeo di stabilità il fondo di salvataggio da 500 miliardi di euro potrebbe essere impiegato per dare linfa alle sue banche, scongiurando il default. “Ma i presupposti per un tale intervento non sono ancora in vigore”, osservano gli economisti, sottolineando la contrarietà della Germania.

E, infine, c’è anche un quarto scenario: è quello che prefigura l’ipotesi del fallimento. “Se Nicosia non convincerà l’Unione europea ad avere una valida alternativa per salvare i suoi depositi, la Bce potrebbe anche decidere che le banche cipriote non possono più avere accesso ai prestiti di emergenza”, osserva un’economista.

Domani dalla consueta riunione del Consiglio direttivo della Bce qualche indicazione in tal senso dovrebbe arrivare. Ma qualcuno in Borsa si porta avanti. “Se dovesse prefigurarsi lo strappo, Cipro diventerebbe di colpo un’economia senza valuta, ossia tornerebbe al sistema del baratto“. Come dire: Nicosia dovrebbe iniziare a stampare le sterline cipriote per mantenere attivo il suo sistema bancario.