Cingolani: Italia senza gas russo dall’inverno 2024

6 Giugno 2022, di Alessandra Caparello

Continua il piano dell’Italia per liberarsi dal gas russo. A fornire una data è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che nel corso del festival Green&Blue ha affermato che ci vorranno un paio di anni per affrancarsi completamente dal gas del Cremlino.

 Nel secondo semestre del 2024, nell’inverno 2024-2025, dovremmo essere in grado di poter dire non prendiamo gas dalla Russia”, ha detto il ministro, ricordando che sono stati firmati “accordi con sei stati africani” per un quantitativo di 25 miliardi di metri cubi per “rimpiazzare i 29-30 russi”.

“La curva delle nuove forniture” partirà “qualche miliardo” di metri cubi quest’anno – ha sottolineato Cingolani – per arrivare a 18 miliardi l’anno prossimo ed a circa 25 miliardi dal 2024.

“Saremo indipendenti dalla fornitura russa nell’arco di 30 mesi mantenendo la rotta di decarbonizzazione al 55%”, ha affermato il titolare del MITE.

Cingolani ha infatti ricordato che le indicazioni del G7 di Berlino sono quelle di “accelerare lo sforzo per la decarbonizzazione” ed accrescere la quota delle rinnovabili, con l’imperativo di “togliersi dai piedi il carbone” e di sostituirlo con il gas da subito.

Gas russo, il piano REPowerUe

Porre fine alla dipendenza dell’UE dai combustibili fossili della Russia, che sono usati come arma economica e politica e costano ai contribuenti europei quasi 100 miliardi di € all’anno, e affrontare la crisi climatica: sono questi i target fissati dalla Commissione europea con il piano REPoweUe, le cui misure possono aiutare a realizzare questa ambizione attraverso il risparmio energetico, la diversificazione dell’approvvigionamento energetico e una più rapida diffusione delle energie rinnovabili per sostituire i combustibili fossili nelle case, nell’industria e nella generazione di energia elettrica.

La Commissione propone di aumentare dal 40% al 45% l’obiettivo principale per il 2030 per le rinnovabili nell’ambito del pacchetto “Pronti per il 55%”. Questa maggiore ambizione generale getterà le basi per altre iniziative, tra cui:

  • una strategia dell’UE per l’energia solare volta a raddoppiare la capacità solare fotovoltaica entro il 2025 e installare 600 GW entro il 2030;
  • un’iniziativa per i pannelli solari sui tetti con l’introduzione graduale di un obbligo giuridico di installare pannelli solari sui nuovi edifici pubblici, commerciali e residenziali;
  • il raddoppio del tasso di diffusione delle pompe di calore unito a misure per integrare l’energia geotermica e termosolare nei sistemi di teleriscaldamento e di riscaldamento collettivo;
  • una raccomandazione della Commissione per affrontare la lentezza e la complessità delle procedure di autorizzazione per i grandi progetti in materia di rinnovabili e una modifica mirata della direttiva sulle energie rinnovabili affinché queste ultime siano riconosciute come interesse pubblico prevalente. Gli Stati membri dovrebbero istituire zone di riferimento specifiche per le rinnovabili con procedure di autorizzazione abbreviate e semplificate in presenza di minori rischi ambientali. Per agevolare la rapida individuazione di tali zone, la Commissione mette a disposizione serie di dati sulle zone sensibili dal punto di vista ambientale nell’ambito del suo strumento di mappatura digitale dei dati geografici relativi all’energia, all’industria e alle infrastrutture;
  • la definizione di un obiettivo di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile prodotto internamente e 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile importato entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nei trasporti e nei settori industriali difficili da decarbonizzare. Per stimolare il mercato dell’idrogeno i colegislatori dovrebbero concordare obiettivi secondari più ambiziosi per settori specifici. Sono inoltre in pubblicazione due atti delegati della Commissione sulla definizione e la produzione di idrogeno rinnovabile per garantire che quest’ultima porti alla decarbonizzazione netta. Per accelerare i progetti connessi all’idrogeno, sono stati stanziati finanziamenti supplementari pari a 200 milioni di € a favore della ricerca e la Commissione si impegna a completare la valutazione dei primi importanti progetti di comune interesse europeo entro l’estate;
  • un piano di azione per il biometano, che definisce strumenti tra cui un nuovo partenariato industriale per il biometano e incentivi finanziari per portare la produzione a 35 miliardi di metri cubi entro il 2030, anche attraverso la politica agricola comune.