Cina: misure di stimolo inferiori e inefficaci rispetto a dieci anni fa

1 Novembre 2019, di Alessandra Caparello

Deludono i dati commerciali che arrivano dalla Cina a metà ottobre con le importazioni che calano molto più delle esportazioni, mentre per contro, è nettamente aumentata l’eccedenza commerciale. Finora il governo cinese ha applicato le misure di stimolo prevalentemente in modo selettivo e relativamente cauto.

Il deleveraging, la riduzione dell’eccessiva crescita del credito degli anni passati e la prevenzione di nuove bolle all’interno del sistema finanziario sembrano rimanere una priorità nonostante la guerra commerciale e il rallentamento dell’economia. Inoltre, la ripetizione delle misure del 2008/2009 o del 2016 contrasterebbe nuovamente la prevista ristrutturazione dell’economia. Le opportunità di Pechino per stimolare l’economia non sono affatto esaurite afferma il team Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management.

Ma  le misure di stimolo del Governo cinese non sono efficaci quanto in passato affermano gli analisti, anzi sono inferiori a 10 anni fa e più difficili da implementare di allora. Gli analisti mettono in luce come l’attività edilizia diminuisce nonostante un mercato immobiliare solido.

Colpisce il fatto che, nonostante i prezzi degli immobili continuino a essere robusti o stabili, cala l’attività edilizia. Questo potrebbe presumibilmente essere risolto con un aumento più forte dei prezzi immobiliari, ma un altro surriscaldamento del mercato immobiliare è l’ultima cosa che Pechino vuole. Il contrario del surriscaldamento si riscontra nei prezzi alla produzione, in calo per il terzo mese consecutivo. Alcuni economisti ritengono che, se questa tendenza dovesse continuare o addirittura intensificarsi, il governo cinese alla fine sarà costretto a contrastarla con ulteriori stimoli prima che possa iniziare una spirale deflazionistica. Tuttavia, attualmente questo viene contrastato dal forte aumento dei prezzi al consumo.

Questi due fenomeni non sono dovuti al boom dell’economia interna, ma al forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. Tuttavia, rendono ancora più difficile per la banca centrale e il governo intervenire con misure di stimolo. La riportata volontà della Cina di voler acquistare da subito una quantità molto più alta di prodotti agricoli dagli USA è meno una concessione di Pechino agli USA, ma piuttosto fortemente nel proprio interesse. La peste suina africana avrebbe già causato la morte del  40-50% circa della popolazione suina cinese, in cambio sono esplosi i prezzi della carne di maiale.