Cina ed ESG, dove investono fondi sovrani e banche centrali

9 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

I fondi sovrani e le banche centrali snobbano l’Europa e, nel frattempo, guardano con maggiore interesse alla Cina. È uno dei risultati che emerge dall’Invesco Global Sovereign Asset Management Study, il report annuale che analizza le attitudini all’investimento condotto con interviste a 139 investitori sovrani e responsabili di banche centrali di tutto il mondo (71 banche centrali rispetto alle 62 del 2018), rappresentativi di asset per 20,3 trilioni di dollari.

Dallo studio emerge che, nel corso del 2018, un investitore sovrano su tre ha diminuito le proprie partecipazioni nel Vecchio Continente e un numero analogo intende procedere nella stessa direzione nel 2019. Se solo il 13% prevede quest’anno di incrementare le allocazioni all’Europa, il 40% aumenterà, invece, quella all’Asia e il 36% prevede un incremento delle allocazioni ai mercati emergenti.

Il Rapporto evidenzia inoltre, nelle scelte di investimento, un sempre maggiore peso delle considerazioni ESG. Dal 2017, la percentuale di investitori sovrani con una politica Esg specifica è passata dal 46% al 60%. Il 20% delle banche centrali ha ora una politica sui criteri Esg rispetto all’11% del 2017

In cerca di diversificazione e di alternative ai rendimenti negativi dei titoli di Stato (soprattutto in Europa) e al dollaro Usa, le banche centrali, puntano sui depositi bancari. Da questo punto di vista il principale beneficiario è stato il Renminbi. Tra il 2017 e il 2018 le allocazioni in valuta cinese hanno, infatti, superato quelle in dollari australiani e canadesi con il 43% delle banche centrali che ora detiene renminbi in portafoglio a fronte del 40% nel 2018. Oltre un quarto (27%) prevede, inoltre, di aumentare le riserve di renminbi nel 2019.