Cina: crescita ai minimi da trent’anni, governo corre ai ripari

5 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

La Cina corre ai ripari. Di fronte all’indebolimento dell’economia, il governo di Pechino ha annunciato oggi un pacchetto di stimolo, che prevede tagli di miliardi di dollari in tasse, un aumento degli investimenti in infrastrutture e un incremento dei presti alle piccole imprese. Tutto questo per tentare di ridare vigore a un’economia che cresce al suo ritmo più lento in quasi 30 anni.

A questo proposito, il governo ha stimato una crescita del PIL per il 2019 nella forchetta tra 6,0 al 6,5%. Ad annunciare le nuove previsioni ci ha pensato oggi il premier Li Keqiang all’inaugurazione della riunione annuale del parlamento cinese.Il calo si deve ad un indebolimento della domanda interna e internazionale. Quest’ultima è diminuita per effetto della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Si tratta di stime inferiori al 6,6% della crescita del prodotto interno lordo registrata lo scorso anno, che già era stato il passo più lento degli ultimi 28 anni.

Capitolo a parte per il budget militare che per il 2019 registra in aumento del 7,5%, a 1.189,8 miliardi di yuan, circa 175 miliardi di dollari. Il ritmo di crescita è minore rispetto all’8,1% del 2018 (a 1.110 miliardi di yuan, pari a 165 miliardi di dollari). Pur con l’economia in rallentamento, le risorse sono sempre sufficienti per l’obiettivo del presidente Xi Jinping di dotare la Cina di forze armate per competere a livello mondiale.

Cina e PIL, il parere degli analisti: occhio ai debiti

Dan Wang, analista per la Cina presso The Economist Intelligence Unit, sostiene che Pechino abbia fatto bene a tagliare le prospettive di crescita. Il 2019 sarà un anno più difficile rispetto al precedente, in particolare per i mercati emergenti. “La capacità in eccesso nel settore manifatturiero, gli altri livelli di debito e di deleverage significa che le aziende hanno bisogno di più tempo per riprendersi”.

Wang cita anche l’incertezza nei colloqui con gli Stati Uniti sulla guerra commerciale, che “hanno già compromesso l’appetito per gli investimenti nel 2019”. L’abbassamento degli obiettivi di crescita segnala che “sarà un anno difficile per l’occupazione, specie per il settore tecnologico e per i giovani appena laureati”.

I piani di stimolo fiscale e monetario saranno importanti, mentre le politiche restrittive sull’ambiente saranno ammorbidite. In quest’ottica, “i settori come costruzioni e metalli potrebbero trarne grande giovamento”, secondo Wang.

Elsa Lignos di Royal Bank of Canada è meno ottimista e non sa dire se il piano del primo ministro Li farà una gran differenza per l’economia cinese. “Il programma di abbattimento fiscale da 2.000 miliardi di yuan dopo quello da 1.100 miliardi dell’anno scorso è stato annunciato, ma il deficit salirà di soltanto lo 0,2%. “Non si sa se sarà sufficiente. Dipende da quanto uno reputa forte il rallentamento dell’economia cinese.

Jasper Lawler di London Capital Group è preoccupato del fatto che con le misure appena annunciate la Cina finirà in una nuova bolla del debito.

“I tagli al fisco, le spese nelle infrastrutture e l’incremento delle attività creditizie, al posto delle tattiche di indebitamento per alimentare gli investimenti, porteranno qualche vittoria facile in Cina. Tuttavia, è una strada pericolosa da percorrere a lungo termine. I livelli elevati di debito sono un problema che peggiorerà in caso di rallentamento dell’economia”.