I fondi che hanno scommesso sul cigno nero spiccano il volo

28 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Aspettare per anni, tollerando rendimenti negativi o sotto la media, pur di presentarsi pronti al momento del tracollo.
I fondi hedge posizionati per approfittare a piene mani della comparsa del cigno nero hanno finalmente avuto la loro rivincita, mettendo a segno il miglior inizio anno di sempre.
Secondo il Cboe Eurekahedge Tail Risk index, che riassume le performance di un paniere di fondi hedge che abbracciano la strategia del cigno nero, i ritorni medi sono stati superiori al 57% da inizio anno.
I due fondi che hanno più beneficiato del crollo dei mercati finanziari nei primi tre mesi dell’anno sono, nel dettaglio, il fondo tail risk di Capstone (+350%) e il fondo di punta del 36 South Capital Advisors che ha registrato una performance del 130% (2 miliardi di dollari in asset gestiti).

Le sfide della scommessa sul cigno nero

Riuscire a cavalcare il potenziale di questi fondi resta, tuttavia, un compito molto difficile. Negli anni passati il lungo mercato rialzista attraversato dai mercati è stato interrotto da correzioni di breve durata. Questo ha posto due problemi per gli investitori che hanno scommesso sul cigno nero.
Innanzitutto la difficoltà nell’entrare con tempismo prima che un evento imprevedibile per definizione possa verificarsi
. Che il timing sia necessario lo dimostra la performance di questi fondi nel periodo che va dal 2008 a oggi: nonostante in questo lungo arco di tempo si siano verificate varie crisi (come quella dell’Eurozona) i fondi tail risk, sempre secondo l’indice Cboe, sono in calo mediamente del 24% e hanno perso denaro ogni anno dal 2012 al 2019.

Il secondo problema: non sempre è detto che si disponga del tempo sufficiente per realizzare i guadagni conseguiti. Nel caso dei ribassi sperimentati nel febbraio 2018 e in occasione del referendum sulla Brexit nel 2016, ad esempio, il mercato ha recuperato le sue posizioni con grande velocità, riducendo la finestra disponibile per vendere.
In un caso estremo, quello fondo TailProtect di Man Group gli investitori hanno deciso di non correre quest’ultimo rischio e si sono gettati a liquidare le proprie posizioni nel momento in cui il fondo aveva iniziato a rendere dopo cinque anni a segno meno, costringendo la società a deciderne la chiusura.

Anche se alcuni fondi tail risk sono riusciti a registrare performance positive anche negli anni scorsi, fa notare il Financial Times citando i casi del Dominicé & Co Cassiopeia fund o lo One River AM Dynamic Convexity, è difficile che il coronavirus possa ridare fiducia nella validità delle strategie “cigno nero” nel lungo termine.