Chiedere le ferie? Per sei Millennial su dieci è fonte di stress

8 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

Tecnicamente è stata definita ‘vacation shaming’. Si tratta in pratica, dell’ansia che nasce dalla richiesta di ferie per evitare possibili contrasti con colleghi e manager.  I più colpiti? I Millennial, ovvero i nati tra il 1981 e il 1996 e la Generazione Z (1997 fino al 2010).

A dirlo è una una recente ricerca americana pubblicata su AdWeek, secondo cui il 63% dei Millennial ha infatti dichiarato di provare costantemente un sentimento di ansia, rinunciando a giorni e ore di ferie, mentre ancora peggio va per la Generazione Z (76%).

Una forma di stress che non risparmia gli italiani e che colpisce soprattutto le donne (64%) rispetto agli uomini (36%).

Le principali cause di tensione sono legate alla scelta del giusto momento per comunicare la richiesta di ferie al capo (34%), alla paura di possibili ripercussioni lavorative (27%) e alle frustrazioni con i colleghi (21%).

Senza considerare ulteriori preoccupazioni legate all’organizzazione last minute del viaggio a causa dei ritardi nell’approvazione del piano ferie (34%), da problemi economici legati al budget (26%) e dal pensiero di dover tornare in ufficio alla solita routine (29%).

A peggiorare la situazione ci pensa anche la stagione, dato che secondo una ricerca
dell’American Physiological Society pubblicata su Science Daily, modifica i ritmi biologici dell’organismo causando un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress.

È quanto emerge da un’indagine svolta da Espresso Communication con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1500 persone tra i 18 e i 55 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog,
forum e community per individuare le cause dello stress pre-vacanziero.

“La nostra cultura in continua presa diretta non ci aiuta minimamente a staccare dalla routine lavorativa ed è per questo che i cicli che compongono le attività quotidiane conditi da pensieri legati agli insuccessi lavorativi o ai fallimenti aziendali, diventano addirittura un incubo con la richiesta delle ferie – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – La pausa estiva rappresenta una forma di manutenzione obbligatoria da attuare per continuare ad apportare risultati efficaci per l’azienda, nel team e in famiglia. Pensando in termini di semplificazione, l’obiettivo è quello di sospendere le attività e limitarsi al minimo indispensabile durante le vacanze. Per questo motivo il mio consiglio è quello di trasformare il senso di colpa dell’assenza in una consapevolezza di necessità e salute, ricordarsi che le ferie sono un diritto e comunicare in largo anticipo con i propri colleghi e superiori, evitando di dare adito a inutili dissapori e fonti di stress”.